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1 - La riforma del Credito Cooperativo

Postato il: 26 Agosto 2016
1 - La riforma del Credito Cooperativo

Che cosa prevede la riforma delle banche di Credito Cooperativo?

I due pilastri fondamentali su cui si basa la riforma sono:

  1. la nascita di una capogruppo (holding) in forma di società per azioni, con un patrimonio minimo di un miliardo di euro, partecipata a maggioranza dalle stesse BCC;
  2. il consolidamento dell’intero sistema del credito cooperativo.

Le BCC presenti sul territorio italiano hanno l’obbligo di entrare a far parte di un Gruppo Bancario Cooperativo (GBC) che abbia come capofila la nuova holding, pena la revoca da parte della Banca d’Italia della licenza bancaria e dunque dell’autonomia creditizia.

La nuova holding nazionale eserciterà poteri di controllo e coordinamento e i rapporti verranno sanciti da “contratti di coesione”, che imporranno controlli con livelli di severità commisurati alla virtuosità delle BCC, ovvero: le bcc meno efficienti avranno minori margini di manovra.

Per cui le singole BCC:

  • mantengono la propria licenza bancaria
  • rimangono titolari dei propri patrimoni
  • avranno gradi di autonomia gestionale proporzionali alla loro efficienza,
  • continueranno a raccogliere risparmio per investirlo nel proprio territorio, prevalentemente ai soci
  • destinano il 70% degli utili a riserva indivisibile
  • avranno il consiglio di amministrazione ed il collegio sindacale nominato dall’assemblea dei soci, ogni socio ha diritto ad un voto (voto capitario)

Che cosa farà la Holding del Gruppo Bancario Cooperativo?

  1. svolgerà un’azione di direzione e controllo per:
    1. sostenere la capacità di servizio della BCC a soci e clienti, la funzione di sviluppo dei territori e la capacità di generare reddito della BCC;
    2. garantire la stabilità, la liquidità e la conformità alle nuove regole dell’Unione Bancaria.
  2. opererà sotto la supervisione della BCE.

E chi non volesse aderire?

La legge prevedeva la possibilità di non aderire al nuovo gruppo bancario cooperativo (way-out) ma con vincoli piuttosto stringenti. Infatti, per poter esercitare la way out, la singola Bcc avrebbe dovuto rispettare le seguenti condizioni:

  • possedere un ammontare di riserve di almeno 200 milioni di euro;
  • versare all’erario un’imposta straordinaria pari al 20% delle riserve stesse;
  • trasformarsi in società per azioni;
  • presentare la richiesta di way out entro il 14 giugno 2016.


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Crediti: idsign