Relazioni

3 - La gestione della banca: andamento della gestione e dinamiche dei principali aggregati di stato patrimoniale e di conto economico

Il piano strategico

La Banca ha svolto la propria attività seguendo le direttrici del piano strategico 2014-15.

Sia pur con tutti gli aspetti di ordine congiunturale che hanno caratterizzato i mercati di riferimento, i principali obiettivi definiti nel piano strategico sono stati perseguiti con successo, ed in particolare è stato riservato al territorio il massimo delle attenzioni possibili nella piena salvaguardia dei complessivi equilibri di bilancio.

In tema di “mission” aziendale, rappresentano per noi fondamentali punti di riferimento gli articoli 15 e 17 del nostro Statuto secondo i quali, “la Società assume, nell'ambito della zona di competenza territoriale, attività di rischio prevalentemente nei confronti dei propri soci” ed ha lo scopo di perseguire “il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche dei soci stessi” e di promuovere “lo sviluppo della cooperazione e l'educazione al risparmio e alla previdenza”.

Quella della Banca di Pisa e Fornacette è una precisa e convinta scelta di campo (oltre che propria cifra distintiva), in un’ottica di responsabilità sociale nel sostegno dell’economia del territorio, al cui sviluppo concorre a fianco delle imprese, delle famiglie e dei soggetti pubblici che ne sono espressione. Conseguentemente, la nostra attività si è caratterizzata per il sostegno prestato al tessuto economico locale, per il rapporto privilegiato con i soci ma anche per la trasparenza, la correttezza ed il rispetto dei bisogni e dei profili operativi che da sempre contraddistinguono la nostra gestione delle relazioni con tutta la clientela.

E’ in tale contesto che i rischi affrontati sono stati valutati, affrontati e controllati con l’obiettivo di mantenere e migliorare gli aspetti produttivi aziendali indispensabili per continuare a garantire nel futuro il perseguimento della missione a supporto dei soci e del territorio.

 

L’andamento della gestione

La gestione dell’esercizio 2015 è risultata particolarmente complessa ed articolata, tanto da emergere pienamente solo con una integrata e coordinata lettura dei dati esposti per comparto nelle tabelle della relazione sulla gestione e nei tradizionali schemi di bilancio.

La maggiore complessità è stata determinata dall’obiettivo di gestire in modo congiunto e armonizzato situazione di liquidità, aspetti reddituali e sostegno al tessuto economico locale, in una congiuntura nella quale la pianificazione operativa ha dovuto essere sistematicamente rimodulata sui vincoli e sulle opportunità che variavano con inusuale frequenza. L’impegno a comprimere i rischi assunti nel pieno rispetto dei limiti normativi e gestionali è stata la cornice entro la quale si è sviluppata l’operatività aziendale.

Il flusso annuale 2015 dei prestiti erogati alla clientela ordinaria ha superato i 110 milioni di euro (quasi il 10% del totale dei crediti) determinati da un aumento dello stock degli impieghi economici per quasi 60 milioni. Negli ultimi 5 anni la Banca ha erogato finanziamenti per un flusso complessivo di 500 milioni di euro e questo esprime pienamente il valore del contributo della banca allo sviluppo del territorio ed al supporto riservato ai soci.

Il successo di questo impegno è stato consentito dalla fiducia che soci e clienti hanno dato alla Banca, tanto che l’operatività tramite il canale web ci ha consentito di intercettare anche il risparmio proveniente da aree territoriali non tradizionali. L’incremento nel 2015 del risparmio affidatoci dalla clientela ordinaria - nelle forme della raccolta diretta ed indiretta – è risultato prossimo a 56 milioni di euro. La raccolta diretta da clientela ordinaria ha raggiunto i 1.132. milioni di euro e – fatti salvi i vincoli della liquidità - è stata integralmente reinvestita a sostegno del territorio. Parimenti, gli incrementi di capitale conseguiti (4,5 mln di patrimonio netto e 17 mln di fondi propri) hanno consentito di alimentare il sostegno all’economia locale nel pieno rispetto degli indicatori di vigilanza e assorbendo gli effetti delle variazioni della normativa.

Dobbiamo dare atto alla fiducia che i Soci hanno riposto nella Banca se questi risultati sono stati conseguiti.

L’impegno profuso nel mantenimento della solidità della struttura trova conferma in due indicatori che hanno costantemente rappresentato il vero faro della gestione, raggiungendo a fine 2015 il 12,34% (CET1) ed il 13,63% (TCR), attestandosi così su valori superiori ai limiti normativi; tale considerazione assume ancor più rilievo considerando come CET1 – che è l’indicatore più rappresentativo - risulti allineato ai valori medi di sistema (12,3% - rilevazione al settembre 2015).

Il capitale ha rappresentato il perno intorno al quale è stata impostata la gestione. I rischi affrontati – valutati e monitorati nel continuo - sono stati il fulcro del processo di allocazione del capitale secondo le disposizioni normative in essere, al termine del quale – dopo le imputazioni relative ai rischi di primo pilastro, di secondo pilastro ed agli stress effettuati sui rischi e sul capitale – residua un capitale libero idoneo a preservare gli equilibri aziendali ricercati.

I tratti tipici della funzione di intermediazione creditizia tradizionale sopra descritta sono stati integrati dall’operatività della funzione di investimento che ha alimentato i rapporti con clientela istituzionale per l’acquisizione e l’investimento di risorse sui mercati finanziari.

“In tale processo, è stata costantemente monitorata la leva, il gap delle varie fasce di scadenza e la duration delle relative poste dell’attivo, sfruttando in ottica reddituale l’inclinazione della curva dei tassi e le attese dei mercati. Gli ottimi risultati ottenuti in questo comparto hanno integrato la tradizionale fisiologica situazione di liquidità ed hanno alimentato i flussi reddituali in misura consistente, determinando una situazione correlata con i mercati, supportata da competenze gestionali, strutture operative e adeguati controlli, e idonea a mantenere gli equilibri reddituali sostenendo i livelli di competitività e compensando la completa imputazione delle rettifiche su crediti rilevate.

Sotto gli aspetti reddituali, tale effetto è stato integrato dalla conversione dei prestiti obbligazionari in scadenza in forme tecniche alternative di raccolta diretta e indiretta. Seguendo gli orientamenti e la propensione della clientela – determinati dalla riduzione dei tassi di rimunerazione rilevata sul mercato finanziario e alimentati dalla valutazione del mix rischi/rendimenti – i risparmiatori hanno mostrato una spiccata propensione a convertire il risparmio con vincoli temporali in scadenza in forme tecniche libere o in risparmio gestito. L’effetto di questa scelta – supportata da un’azione commerciale orientata a rispettare il profilo rischio/rendimento della clientela – si è direttamente trasformato in una riduzione degli interessi passivi e nel mantenimento del contatto con i risparmiatori, nel cui contesto hanno trovato soddisfazione anche le scelte di investimento maturate dalla clientela.

Queste impostazioni di fondo hanno contraddistinto la gestione del 2015, il cui sviluppo può essere verificato in dettaglio tramite la tradizionale analisi degli aggregati patrimoniali e degli aspetti reddituali.

 

Acquisizione del ramo d’azienda Banca Interregionale spa

È in questo ambito che occorre ricordare anche come la gestione 2015 sia stata caratterizzata da un evento eccezionale connesso con l’acquisizione del ramo d’azienda della Banca Interregionale spa (Binter) costituito dalla filiale di Pisa che ha avuto piena efficacia dal 1.1.2015.

L’acquisizione ha compreso tutti i rapporti attivi e passivi incardinati presso tale unità operativa e 7 dipendenti.

Lo sportello acquisito – anche in considerazione della sua ubicazione non particolarmente interessante – è stato chiuso e trasferito a Lucca, coerentemente con l’obiettivo tratteggiato nel piano strategico di espandersi in tale area.

L’operazione sotto il profilo funzionale ha avuto uno svolgimento regolare, il personale si è rapidamente integrato, i rapporti con la clientela sono stati gestiti proficuamente; per gli altri aspetti di valutazione, i dettagli specifici sono forniti nella nota integrativa alla parte G sezione 1, punto 1.1.

 

3.1. Gli aggregati patrimoniali

3.1.1. L’intermediazione con la clientela
Al 31 dicembre 2015, le masse complessivamente amministrate - costituite dalla raccolta diretta, amministrata e dal risparmio gestito - ammontano a 2.222 milioni rispetto a 1.663 mln di fine 2014, con un incremento superiore al 33%.

L’intermediazione con la clientela

In considerazione dei valori di riferimento e del relativo incremento, occorre approfondire la dinamica della raccolta diretta nelle sue due macro-componenti (da clientela ordinaria e da clientela istituzionale), l’andamento della raccolta indiretta e infine le variazioni degli impieghi economici e degli investimenti finanziari. Da tale verifica – la cui valutazione è opportuno sia riferita alle complessive interrelazioni – emergono le scelte gestionali e gli orientamenti perseguiti.

A ben vedere, al di là della configurazione delle varie forme tecniche all’interno dell’aggregato raccolta diretta, è la dinamica della massa di risparmio acquisita dalla clientela ordinaria nel suo complesso (diretta e indiretta) che testimonia lo stretto collegamento della Banca con il suo territorio di riferimento, l’apprezzamento del mercato per l’offerta impostata, la fiducia che i risparmiatori riversano nella struttura aziendale, la capacità di intercettare i bisogni e le attese della clientela, anche in una congiuntura particolarmente complessa.

Aver seguito la dinamica del mercato in combinazione con l’evoluzione delle forme tecniche e dei prodotti idonei a recepite l’investimento del risparmio ha consentito alla clientela di selezionare le forme tecniche di raccolta diretta e di raccolta indiretta più consone a soddisfare le proprie attese, nel rispetto degli specifici profili rischio/rendimento individuali.

 

3.1.2. La raccolta diretta
La Banca ha registrato una crescita della complessiva raccolta diretta, attestandosi a 1.934 mln di euro con un incremento di oltre il 31% su fine 2014.

Per meglio comprendere le dinamiche presentate, la raccolta diretta deve essere analizzata con riferimento alla tipologia di clientela ed è quindi riepilogabile in clientela ordinaria e clientela istituzionale alla quale è riferibile, tra l’altro, la forma tecnica pronti termine passivi (assistiti da Cassa Compensazione e Garanzia). Si tratta di un’informazione qualificante la lettura del bilancio in quanto le due tipologie di clientela divergono per frazionamento delle relazioni, contrattazione dei livelli di rimunerazione, stabilità delle giacenze medie, che continuano a rimanere caratteristiche portanti e punto di riferimento qualificato della struttura di bilancio della Banca, tipiche della nostra clientela tradizionale e quindi del comparto retail. Benché la gestione aziendale sia armonizzata e coinvolga simultaneamente tutte le poste dell’attivo e del passivo, l’evidente stabilità con tendenza all’aumento della raccolta (diretta e indiretta) riconducibile alla clientela ordinaria costituisce un punto di forza fondamentale nell’apprezzamento della gestione aziendale.

Con riguardo alla clientela ordinaria la raccolta diretta si attesta a 1.318 mln. con un decremento del 4,77% su fine 2014. Si ricorda, peraltro, che il complesso dei rapporti con clientela ordinaria – riepilogabili nelle forme tecniche di raccolta diretta e indiretta – passano da 1.581 mln di fine 2014 a 1.606 mln di fine 2015 con una crescita di 25 mln.

Gli strumenti finanziari a medio e lungo termine hanno evidenziato un andamento negativo; una dinamica positiva invece si è riscontrata per quelli a breve termine e a vista. In effetti, la clientela ha rinunciato al massiccio rinnovo dei Prestiti Obbligazionari in scadenza in quanto le condizioni del mercato finanziario non hanno consentito di caratterizzare le nuove emissioni con un tasso di rimunerazione idoneo a incentivare l’assunzione di un vincolo temporale correlato come in passato. Cosicché un’ampia parte dei disinvestimenti relativi sono confluiti in forme tecniche di raccolta diretta con minori vincoli temporali come i conti correnti o i depositi tempo o in raccolta indiretta.

La clientela ha dunque privilegiato gli strumenti finanziari più liquidi o con vincoli ridotti, ma ha pure riservato particolare interesse al risparmio gestito.

In coerenza con le tendenze generali di sistema la Banca ha operato una revisione in diminuzione delle condizioni applicate, in specie sulle partite più onerose. L’azione è stata agevolata da una minore necessità di funding, in ragione della favorevole situazione di tesoreria.

Nell’ambito della raccolta diretta – riepilogata nel bilancio con riferimento alle specifiche forme tecniche – è compresa la raccolta diretta collegabile al canale web che ha raggiunto 396 milioni, caratterizzata da un’ampia frammentazione dei rapporti non specificamente legati alle realtà territoriali tradizionali della Banca.

La raccolta diretta da clientela istituzionale è quasi completamente alimentata dalle operazioni “pronti termine” (assistite da cassa compensazione e garanzia) inserite nella raccolta diretta nel rispetto delle disposizioni e delle caratteristiche della specifica forma tecnica.

La raccolta direttaLa raccolta diretta

3.1.3. La raccolta indiretta
La raccolta indiretta da clientela registra nel 2015 un aumento di euro 91 mln (+46% rispetto al 2014) che porta l’aggregato a raggiungere la consistenza di 288 mln. L’incremento discende dalle seguenti dinamiche:

- una crescita della componente risparmio gestito del 75% che raggiunge i 181 mln;
- un aumento del risparmio amministrato di quasi il 14% che raggiunge i 107mln.

Tale positivo andamento è il risultato della conversione da raccolta diretta e dell’intercettamento di flussi di risparmio già costituito dai clienti e proveniente da altri intermediari. L’azione commerciale incisiva che ha consentito tale incremento ha trovato fondamento sulla dinamica della curva dei tassi per scadenza, sull’offerta di prodotti competitivi di elevato standing e su un supporto rispettoso del profilo di rischio della clientela. Processi di formazione e aggiornamento del personale, attenzione alle capacità di investimento ed alle attese/bisogni manifestati della clientela, disponibilità di prodotti adeguati ai segmenti di mercato su cui la Banca è posizionata, hanno costituito fattori critici di successo che hanno connotato tutto l’esercizio 2015 caratterizzando positivamente la nostra offerta.

Le preferenze della clientela si sono indirizzate in misura ridotta sul risparmio amministrato, privilegiando così in misura rilevante i prodotti collegabili alla tipologia del risparmio gestito, con particolare riferimento a fondi comuni, sicav e polizze.

 

3.1.4. Gli impieghi con la clientela
I crediti verso la clientela si sono attestati a 1,217 mln di euro, rispetto a 1,158 mln di fine 2014 con una dinamica in aumento superiore al 5 % su fine 2014.

La modesta ripresa del ciclo economico non ha generato una solida ripresa della domanda di credito. L’abbondante liquidità immessa sui mercati dalla politica monetaria espansiva della BCE ha prodotto i suoi effetti, ma non si è trasformata in una sostenuta offerta di credito da parte del complessivo sistema bancario che ha mantenuto una diffusa tendenza alla prudenza date le difficoltà inerenti alla qualità del credito.

In un contesto generale, ancora caratterizzato da queste incertezze, la nostra Banca ha comunque privilegiato il rapporto di servizio alle economie dei territori serviti, in particolare alle famiglie e alle piccole imprese, riversando sui Soci e sulla clientela il credito consentito da livelli della domanda e condizioni patrimoniali e di liquidità. Relativamente alle varie forme tecniche è stato seguito lo sviluppo dell’articolazione della domanda e in questo contesto sono emersi gli effetti dell’andamento dell’attività produttiva.

Gli impieghi economiciGli impieghi economici

Relativamente alla ripartizione degli impieghi economici sulla base delle caratteristiche dei beneficiari, si segnala che le maggiori concentrazioni si confermano nel settore famiglie consumatrici (32%) e, a seguire, nell’ambito dei comparti di attività economica: edilizia (15%), altri servizi destinabili alla vendita (15%), tessile, cuoio, calzature, abbigliamento (6%), mentre i rimanenti comparti si caratterizzano per valori frazionati.

Il rapporto “impieghi economici/raccolta con clientela ordinaria” è quindi rimasto sostenuto ai massimi livelli possibile, fatti salvi i vincoli patrimoniali e di liquidità, e risulta pari al 92% a fine 2015, contro l’84% di fine 2014.

Il rapporto “impieghi economici/totale raccolta” è passato al 63% di fine 2015 dal 79% di fine 2014.

Il rapporto tra impieghi e raccolta con la clientela ordinaria (limitatamente alle poste con durata residua oltre l’anno) è passato da 3,0 di fine 2014 a 3,6 di fine 2015, subendo gli effetti della rimodulazione da parte della clientela degli investimenti in Prestiti Obbligazionari scaduti nell’esercizio. Peraltro, la situazione risulta fisiologica in considerazione della stabilità della raccolta libera caratterizzata da ampio frazionamento, da uno stretto collegamento con il territorio, dalla dimostrata capacità di controllo di tutto il processo di rinnovo delle scadenze indipendentemente dalle forme tecniche selezionate dai clienti e dal processo innovativo impostato per allineare l’offerta della Banca alle più moderne ed avanzate iniziative presenti sul mercato nel gestire il collegamento risparmiatore-intermediario. L’utilizzo dei modelli di gestione del rischio liquidità integra tali valutazioni con la ripartizione per fascia di durata della permanenza della raccolta libera, conferendo attendibilità alle considerazioni formulate.

La modifica del rapporto, inoltre, non altera le positive valutazioni complessive, in quanto nell’ambito della struttura globale del bilancio i gap di scadenza per fascia sono sempre stati attentamente monitorati, la relativa struttura è gestita nel continuo ed è sotto controllo con una abbondate copertura dei saldi cumulati di breve termine che conferiscono tranquillità alla situazione di liquidità, attuale e prospettica

 

3.1.5. Qualità del credito
Quanto alla qualità del credito, il perdurare di una difficile situazione generale è alla base dell’incremento delle partite deteriorate, a fronte del quale sono state effettuate consistenti rettifiche determinate secondo criteri di prudente apprezzamento delle possibilità di recupero.

L’aggregato dei crediti deteriorati è stato determinato sulla base delle nuove definizioni introdotte con il 7° aggiornamento della Circolare n. 272/2008 della Banca d’Italia, con il quale la Banca d’Italia ha uniformato le definizioni ai pertinenti riferimenti dell’Autorità bancaria europea

In tale ambito:

- la definizione di sofferenze e le regole di classificazione tra le esposizioni scadute/ sconfinanti deteriorate sono, al momento, invariate rispetto alla disciplina previgente;
- le inadempienze probabili sono il risultato della valutazione della banca circa l’improbabilità che il debitore adempia integralmente alle proprie obbligazioni per capitale e interessi, senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie. Tale valutazione prescinde dalla presenza di eventuali importi scaduti e non pagati o di altri sintomi espliciti di anomalia laddove sussistano elementi che implicano una situazione di rischio di inadempimento del debitore (ad es. crisi del settore industriale in cui opera il debitore);
- sono state abrogate le definizioni di incagli oggettivi e soggettivi e di esposizioni ristrutturate;
- sono state introdotte le definizioni di esposizioni forborne, performing e non performing;
- dal novero delle esposizioni deteriorate sono state escluse le esposizioni classificate nel portafoglio contabile delle attività finanziarie detenute per la negoziazione ed i contratti derivati.

Tale intervento, è entrato in vigore il 1° gennaio 2015, con l’eccezione delle modifiche inerenti all’introduzione della categoria delle “esposizioni performing oggetto di misure di “forbearance”, relativamente alla quale, per gli intermediari tenuti alle segnalazioni su base solo individuale, la decorrenza è stata rinviata al 1° luglio 2015.

In applicazione dei nuovi riferimenti, la Banca ha rivisto i criteri aziendali di classificazione e proceduto alla conseguente analisi e classificazione del portafoglio in essere: (i) individuando le esposizioni - tra quelle deteriorate alla data del 31 dicembre 2014 - che rispettavano i requisiti per la classificazione a forborne non performing; (ii) riclassificando, sulla base di una puntuale analisi delle stesse, le ex esposizioni ristrutturate e le ex posizioni incagliate (incagli soggettivi e oggettivi).

In applicazione delle nuove definizioni, le attività finanziarie deteriorate presentate nella nota integrativa (parte E sez. 1) sono ripartite nelle categorie delle sofferenze; delle inadempienze probabili; delle esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate. Sono, inoltre, individuate le esposizioni oggetto di concessione (forborne), performing e non performing. L’attributo forborne non performing non configura una categoria di esposizioni deteriorate distinta e ulteriore rispetto a quelle sopra richiamate (sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate), bensì un sottoinsieme di ciascuna di esse.

Di seguito, si riporta in forma tabellare il riepilogo dei crediti verso la clientela:

Classificazione dei crediti verso la clientela

L’aggregato (indicato nella tabella) dei crediti deteriorati netti al 31/12/2015 si è attestato a 164 mln con un incremento dell’1,22% e corrisponde al 13,50% dei crediti netti verso la clientela, contro un valore del 14,01% rilevato a fine 2014. Le rettifiche di valore complessive dei crediti deteriorati sono ammontate a 78 mln pari al 32,39% dell’ammontare lordo degli stessi, rispetto al 26,57% di fine 2014.

Tra i crediti deteriorati sono ovviamente comprese anche le sofferenze nette. Le sofferenze nette al 31/12/2015 si sono attestate a 82 mln con un incremento del 51,94 % e corrispondono al 6.75% dei crediti netti verso la clientela, contro un valore del 4,67% rilevato a fine 2014. Le rettifiche di valore complessive delle sofferenze sono ammontate a 62 mln pari al 43,12% dell’ammontare lordo delle stesse, rispetto al 41,24% di fine 2014.

Se si tiene conto degli importi scritturati a conto economico negli esercizi passati su posizioni già a sofferenze per cui la banca mantiene un’evidenza contabile a fronte di una prospettiva di eventuali recuperi, la copertura di tali crediti si attesta al 47,2% del 31/12/2015 rispetto al 43,1 del 31/12/2014.

Oltre alle rettifiche sui crediti deteriorati, gli accantonamenti sui crediti in bonis hanno superato i 2 mln, con un incremento del 84,81% rispetto al 2014 e raggiungono lo 0,19% dei crediti verso la clientela.

Il costo del credito, pari al rapporto tra le rettifiche nette su crediti per cassa verso la clientela e la relativa esposizione lorda, passa da 1,94% dell’esercizio precedente all’1,50% del 31 dicembre 2015.

Alla data del 31 dicembre 2015 le posizioni che rappresentano una “grande esposizione” secondo quanto disciplinato dalle disposizioni di riferimento raggiungono un valore complessivo di 41 mln di euro.

Nessuna posizione eccede i limiti prudenziali posti dalla disciplina vigente.

Ai sensi della disciplina prudenziale in materia di attività di rischio e conflitti di interesse nei confronti di soggetti collegati, si evidenzia che al 31 dicembre 2015 non sono presenti posizioni di rischio verso soggetti collegati che eccedono i limiti prudenziali di riferimento. Per le altre segnalazioni verso soggetti collegati si fa rinvio alla nota integrativa parte H.

In sequenza si presenta la concentrazione degli impieghi per i primi 10, 20 e 50 gruppi di clienti.

Grandi esposizioni

3.1.6. La posizione interbancaria e le attività finanziarie
La posizione della Banca sui mercati finanziari - connessa con la funzione di investimento - ha significativamente implementato anche nel 2015 l’operatività svolta riferibile alla tradizionale funzione di intermediazione creditizia con clientela ordinaria.

Ad integrazione della raccolta diretta da clientela ordinaria, la provvista della Banca è stata supportata da operazioni con clientela istituzionale (tra cui i cosiddetti “REPO” Pronti termine assistiti da Cassa Compensazione e Garanzia), come già rilevato nella tabella di questa relazione relativa al totale della raccolta diretta.

Questa considerazione è indispensabile per inquadrare il livello della posizione netta interbancaria sotto rappresentata che esprime la raccolta interbancaria, la quale - unitamente ai suddetti pronti termine - costituisce una provvista qualificabile come proveniente da operatori istituzionali (o se si vuole non da clientela ordinaria). Nel suo complesso queste voci di bilancio esprimono una posizione complessiva di raccolta superiore a 1.000 milioni.

Parimenti le attività finanziarie sfiorano i 1.200 milioni e comprendono i tipici investimenti di liquidità (indispensabili per rispettare gli indicatori implementati anche dalle recenti innovazioni normative) e gli investimenti finanziari attivati per precisa scelta aziendale.

Il livello di questi due valori indica chiaramente che – salvo quanto reso indispensabile dalla salvaguardia dei livelli di liquidità – non è stato distratto dal reinvestimento in loco il risparmio raccolto da clientela ordinaria, in quanto le attività finanziarie sono state sostenute da raccolta istituzionale.

L’ulteriore espansione degli impieghi economici – possibile per le condizioni li liquidità – è ovviamente condizionata dal livello e dallo sviluppo degli indicatori di patrimonializzazione, alimentati sia dalla sottoscrizione da parte dei soci, sia dai processi di autofinanziamento proprio. Ed è proprio in questa ottica e con questa finalità che sono stati attivati gli investimenti finanziari sopra descritti.

Sfruttando l’inclinazione della curva dei tassi e le previsioni di mercato, un’oculata ed attenta gestione delle attività finanziarie incastonata in “policy finanza” rigorose e attentamente controllate, tarata su limiti ben ponderati e rispettosi dei vincoli normativi e gestionali definiti anche dalla leva, ha consentito lo sviluppo di un’attività di investimento in attività finanziarie che ha generato redditività sotto forma di interessi e di utili da intermediazione. Tali flussi reddituali hanno integrato la tradizionale economicità delle relazioni con clientela ordinaria, particolarmente compressa dal livello dei tassi di interesse e quindi degli spread, ed hanno consentito “coprire” la registrazione a conto economico dell’integrale rilevazione delle rettifiche su crediti rese indispensabili dai processi di valutazione delle partite deteriorate. Al termine di questo processo, è residuato un utile che – dopo le decisioni assunte dall’assemblea dei soci – risulterà idoneo a generare autofinanziamento e quindi a aumentare il capitale e conseguentemente a poter espandere l’attività di intermediazione creditizia tradizionale tramite la concessione di nuovo credito alla clientela locale.

Da ciò emerge chiaramente il supporto fondamentale prestato dalle attività svolte nel comparto della finanza, oltre che nella tradizionale gestione della liquidità, anche nella fondamentale integrazione dei processi reddituali in una congiuntura caratterizzata da eventi eccezionali e situazioni di mercato mai sperimentate in precedenza.

Il riepilogo complessivo delle attività e delle passività finanziarie (titoli e interbancario attivo e passivo, con l’integrazione della raccolta diretta da clientela istituzionale) indica chiaramente che la posizione finanziaria netta complessiva con operatori istituzionali si contrare di 120 mln di euro.

Riepilogo attività e passività finanziarie

Per completezza di informazione, si presenta lo schema analogo relativo all’intermediazione con clientela ordinaria.

Per completezza di informazione, si presenta lo schema analogo relativo all’intermediazione con clientela ordinaria.

Nel dettaglio, al 31 dicembre 2015 l’indebitamento interbancario netto della Banca si presentava pari a 352 mln di euro a fronte dei 363 mln di euro al 31 dicembre 2014.

Posizione interbancaria netta

L’esposizione interbancaria netta include ed è rappresentata quasi totalmente dalle operazioni di rifinanziamento presso la BCE, a cui la Banca ha partecipato attraverso la costituzione di attivi eligibili a garanzia.

In tale ambito rientrano i finanziamenti “T-LTRO” per un ammontare complessivo pari 355 mln di euro.

La dinamica del portafoglio titoli è principalmente connessa alla variazione delle “attività finanziarie disponibili per la vendita” che nel periodo sono aumentate da 739 mln di fine 2014 a 1.141 mln di fine 2015. A fine dicembre 2015, tale voce era costituita in prevalenza da titoli di Stato italiani, per un controvalore complessivo pari a 1.120 mln; le altre componenti erano costituite da titoli di debito emessi da primarie istituzioni creditizie e da investimenti in fondi comuni e altre attività finanziarie.

Attività finanziarie

Dal punto di vista del profilo finanziario, i titoli a tasso variabile rappresentano il 35% del portafoglio, i titoli a tasso fisso il 64%, gli strutturati l’1%.

Nella tabella che segue è riportata la distribuzione per scadenza dei titoli in portafoglio:

Maturity portafoglio

La ripartizione per fascia di scadenza degli investimenti finanziari in titoli evidenzia la composizione di fondo della componente dell’attivo. La contrazione dei volumi collocati nelle scadenze più brevi è determinata dalle valutazioni economiche connesse con la struttura dei tassi di interesse per scadenza rilevabili sul mercato che hanno determinato uno spostamento di risorse verso le fasce intermedie. In tale processo, peraltro, sono sempre state salvaguardate le condizioni di liquidità aziendali complessive, sia con riguardo ai limiti di vigilanza sia con riferimento ai termini selezionati nelle policy specifiche, anche in virtù del contributo prestato dalle disponibilità sull’interbancario. La banca non ha mai sperimentato condizioni di tensioni di liquidità o motivazioni idonee ad attivare i piani di emergenza.

 


La duration del portafoglio titoli è passata da 1,63 del 31.12.2014 a 2,18 del 31.12.2015.

In tale contesto occorre precisare che dei 496 mln di titoli inseriti nella fascia di scadenza 1-3 anni, 235 milioni scadono a febbraio 2017.

In merito alla liquidità, specifici approfondimenti sono proposti nella nota integrativa parte E sezione 3. Nel riferire in merito alla posizione finanziaria, si sottolinea che la Banca mantiene costantemente una posizione di liquidità che si attesta su livelli fisiologici, con riferimento agli indicatori di Vigilanza, definiti dalle policy aziendali o gestionali. In particolare, l’indice LCR al 31.12.2015 è risultato pari a 207%.


 

 

L’operatività in strumenti derivati ha riguardato la copertura specifica dei prestiti obbligazionari a tasso fisso di propria emissione. La diminuzione del valore nozionale è dovuta alla scadenza delle emissioni e delle relative coperture effettuate.

Derivati - valore nozionale

In relazione all’operatività in derivati sono in essere i presidi, contrattuali e operativi, funzionali agli adempimenti richiesti dalla regolamentazione europea in materia di derivati (c.d. EMIR).

 

3.1.7. Le immobilizzazioni materiali e immateriali
Al 31 dicembre 2015 l’aggregato delle immobilizzazioni, comprendente le partecipazioni e le attività materiali e immateriali, si colloca a euro 57,8 mln, in aumento rispetto a dicembre 2014 (+0.9 mln).

La voce partecipazioni, pari a euro 46,2mln, risulta in aumento rispetto a dicembre 2014 (+0.9 mln) il fenomeno è dovuto
ad un processo di rivalutazione, dettagliato nella nota integrativa, parte B sezione 10.

Le attività materiali ed immateriali risultano quasi inalterate.

Immobilizzazioni

3.1.8. I fondi a destinazione specifica: fondi per rischi e oneri

Fondi per rischi ed oneri

Per i dettagli delle variazioni, specifici approfondimenti e motivazioni sono fornite nella nota integrativa, parte B, sezione 12.

 

3.1.9. Patrimonio netto, fondi propri e adeguatezza patrimoniale
L’adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica ha da sempre rappresentato un elemento fondamentale nell’ambito della pianificazione strategica aziendale. Ciò a maggior ragione nel contesto attuale, in virtù dell’importanza crescente che la dotazione di mezzi propri assume per la crescita dimensionale e il rispetto dei vincoli e requisiti di vigilanza.

Per tale motivo la Banca persegue da tempo politiche di incremento della base sociale e criteri di prudente accantonamento di significative aliquote degli utili prodotti. Anche in ragione delle prudenti politiche allocative, le risorse patrimoniali continuano a collocarsi al di sopra dei vincoli regolamentari con ciò permettendo di continuare a sostenere l’economia del territorio e, in particolare, le famiglie, le piccole e medie imprese.

Patrimonio netto

Al 31/12/2015 il patrimonio netto ammonta a 146,6 mln che, confrontato col dato del 31/12/2014, risulta incrementato di 4,5 mln, pari al 3,18%% ed è così suddiviso:

Le movimentazioni del patrimonio netto sono dettagliate nello specifico prospetto di bilancio.

Le riserve da valutazione delle attività finanziarie disponibili per la vendita sono così composte:

Riserve da valutazione delle attività finanziarie disponibili per la vendita

Come si può notare dalla tabella la variazione prevalentemente riconducibile ai titoli di debito in portafoglio e, in particolare, ai titoli di stato italiani.

Le “Riserve” includono le Riserve di utili già esistenti (riserva legale) nonché le riserve positive e negative connesse agli effetti di transizione ai principi contabili internazionali IAS/IFRS non rilevate nelle “riserve da valutazione”.

Si segnala infine che la voce riserve del Patrimonio netto è alimentata rispetto al 2014 con un incremento di 3.011.641,13 euro in virtù del ricalcolo di utili e patrimonio della partecipata Cabel Holding spa (aliquota partecipazione 28,90%) in ossequio a quanto previsto dai dettami dello IAS 28 § 10,33,34,36, al fine di rendere compatibile il bilancio di Cabel Holding spa – redatto secondo i principi nazionali – con il bilancio di Banca di Pisa e Fornacette, redatto secondo i principi internazionali. L’intervento è stato attivato con il supporto delle comunicazioni prodotte alla Banca d’Italia ed alla Società di revisione.

I fondi propri ai fini prudenziali, sono calcolati sulla base dei valori patrimoniali e del risultato economico determinati in applicazione dei principi IAS/IFRS e delle politiche contabili adottate, nonché tenendo conto della disciplina applicabile.

Conformemente alle citate disposizioni, i fondi propri derivano dalla somma delle componenti positive e negative, in base alla loro qualità patrimoniale; le componenti positive sono nella piena disponibilità della Banca, al fine di poterle utilizzare per fronteggiare il complesso dei requisiti patrimoniali di vigilanza sui rischi.

Il totale dei fondi propri è costituito dal capitale di classe 1 (Tier 1) e dal capitale di classe 2 (Tier 2 – T2); a sua volta, il capitale di classe 1 risulta dalla somma del capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 - CET 1) e del capitale aggiuntivo di classe 1 (Additional Tier 1 – AT1).

I tre predetti aggregati (CET 1, AT 1 e T2) sono determinati sommando algebricamente gli elementi positivi e gli elementi negativi che li compongono, previa considerazione dei c.d. “filtri prudenziali”. Con tale espressione si intendono tutti quegli elementi rettificativi, positivi e negativi, del capitale primario di classe 1, introdotti dall’Autorità di vigilanza con il fine esplicito di ridurre la potenziale volatilità del patrimonio.

A fine dicembre 2015, il capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 - CET1) della Banca, determinato in applicazione delle norme prudenziali applicabili, ammonta a 138,1 mln e i fondi propri si sono attestati 152,6 euro mln.

Nella quantificazione degli anzidetti aggregati patrimoniali si è tenuto conto anche degli effetti del “regime transitorio”, illustrati a Nota integrativa (Parte F, Sezione 2) cui pertanto si rinvia per maggiori dettagli.

L’aumento del capitale primario è determinato dalla capitalizzazione degli utili, dalle nuove sottoscrizioni dei Soci e, come già segnalato, dagli effetti del ricalcolo di capitale e utili della partecipata Cabel spa. L’incremento del capitale di classe 2 è connesso con l’emissione del nuovo prestito obbligazionario subordinato per 12,3 mln di euro.

I fondi propri

Le attività di rischio ponderate (RWA) sono passate da 1.079 euro mln di fine 2014 a 1.118 euro mln di fine 2015, in virtù di un mix di fattori armonicamente gestiti che hanno fatto perno sulla gestione e valutazione dei fattori di ponderazione in un’azione finalizzata a prestare il massimo sostegno possibile alla domanda di credito dei soci e del territorio con la salvaguardia dei livelli di capitalizzazione idonei a garantire il mantenimento dell’equilibrio aziendale.

A fine 2015 i coefficienti patrimoniali della Banca mostravano un Common Equity Tier 1 ratio del 12,34%, un Tier 1 ratio del 12.34%, nonché un Total capital ratio pari al 13.63%.

Il miglioramento dei ratios patrimoniali rispetto all’esercizio precedente è da attribuirsi - oltre che alla citata contabilizzazione tra le riserve degli aggiornamenti sulla partecipazione Cabel spa – alla gestione armonica delle varie componenti l’indicatore ed all’incremento dei fondi propri.

Al 31.12.2015 la Banca presenta un rapporto tra capitale primario di classe 1 ed attività di rischio ponderate (CET 1 capital ratio) pari al 12,34% (12,12% al 31.12.2014) e superiore al limite del 4.5%; un rapporto tra capitale di classe 1 ed attività di rischio ponderate (T1 capital ratio) pari al 12,34% (12,12% al 31.12.2014) e superiore al limite del 6%; un rapporto tra fondi propri ed attività di rischio ponderate (Total capital ratio) pari al 13,63% (12,57% al 31.12.2014) superiore rispetto al requisito minimo dell’8%.

Si evidenzia che, a partire dalla data del 31 dicembre 2015, la Banca è tenuta, inoltre, al rispetto di coefficienti di capitale aggiuntivi rispetto ai limiti dianzi rappresentati, imposti dalla Banca d’Italia ad esito del processo SREP come di seguito evidenziato:

- coefficiente di capitale primario di classe 1 (“Cet 1 ratio”) pari al 7,00%, comprensivo della riserva di conservazione del capitale del 2,50%: tale coefficiente è da ritenersi vincolante (“target ratio”) nella misura del 6,40%, di cui 4,50% a fronte dei requisiti minimi regolamentari e 1,9% a fronte dei requisiti aggiuntivi ad esito dello SREP;
- coefficiente di capitale di classe 1 (“Tier 1 ratio”) pari al 8,54%, comprensivo della riserva di conservazione del capitale del 2,5%: tale coefficiente è da ritenersi vincolante (“target ratio”) nella misura del 8,54%, di cui 6% a fronte dei requisiti minimi regolamentari e 2,54% a fronte dei requisiti aggiuntivi ad esito dello SREP;
- coefficiente di capitale totale (“Total Capital ratio”) pari al 11,39%, comprensivo della riserva di conservazione del capitale del 2,5%: tale coefficiente è da ritenersi vincolante (“target ratio”) nella misura del 11,39%, di cui 8% a fronte dei requisiti minimi regolamentari e 3,39% a fronte dei requisiti aggiuntivi ad esito dello SREP.

Nella determinazione dei citati requisiti la Banca d’Italia ha tenuto conto, tra l’altro, delle misure aziendali di capitale interno stimate nel processo ICAAP e delle rielaborazioni di tali misure sulla base delle informazioni di Vigilanza.

Sulla base delle evidenze sopra riportate la consistenza dei fondi propri risulta pienamente capiente su tutti e tre i livelli vincolanti di capitale rappresentati.

Risulta rispettato il requisito combinato di riserva di capitale.

Indici di patrimonializzazione, solvibilità e solidità

La modifica del rapporto patrimonio/attivo è determinata dal maggiore utilizzo della leva, scelta gestionale finalizzata a beneficiare delle positive condizioni reddituali reperite sui mercati finanziari, sostenere la redditività, aumentare i processi di autofinanziamento e quindi poter continuare ad espandere in prospettiva il credito erogato.

Gli indicatori di composizione della struttura patrimoniale mettono in luce la propensione della Banca ad una tradizionale gestione dell’operatività con clientela ordinaria. I rapporti di patrimonializzazione presentati pongono in luce la solidità della struttura aziendale e indicano i margini di sviluppo dell’attività creditizia.

 

3.2. I RISULTATI ECONOMICI DEL PERIODO 2015

3.2.1. Il margine di interesse
Nell’esercizio 2015 il margine di interesse si attesta su valori sostanzialmente stazionari rispetto al 2014, prossimi ai 28 mln di euro. A fronte di tale considerazione, però, il processo di formazione del margine risulta modificato.

La dinamica degli interessi attivi da clientela ordinaria è stata supportata dalla rimodulazione degli impieghi economici e dalla loro espansione, contenendo così anche gli effetti della riduzione dei tassi di mercato.

Le altre voci componenti il margine d’interesse presentano valori in contrazione o modifiche poco significative, determinati dalla compressione dei volumi attivati o dalla riduzione dei tassi di mercato connessi con gli interventi attivati dalla BCE collegati al cosiddetto “Q.E.” ed alla manovra dei tassi. Con riguardo alla raccolta da clientela ordinaria, la Banca ha offerto alla clientela condizioni correlate con la situazione di mercato, seguendo le tendenze dei risparmiatori ad abbreviare i vincoli temporali assunti e a indirizzare i propri investimenti verso la raccolta diretta gestita.

In definitiva, rispetto al 2014 la contrazione dei tassi di mercato ha avuto effetti diretti sui rapporti indicizzati e su quelli di nuova accensione nel 2015, e ciò ha coinvolto tutte le più significative poste dello stato patrimoniale con effetti diretti sulla configurazione del margine di interesse. L’espansione dei volumi e l’intermediazione dei fondi acquisiti presso la BCE ha consentito di mitigare gli effetti della nuova situazione di mercato, stabilizzando la consistenza finale del margine di interesse.

Tale risultato, peraltro, scaturisce da una articolata combinazione di fattori, nei quali emerge, tra l’altro – (dettagli presentati nella nota integrativa parte C sezione 1) - la riduzione degli interessi passivi sui debiti verso la clientela ordinaria e sui prestiti obbligazionari (titoli in circolazione), la compressione gli interessi attivi sulle attività finanziarie, la riduzione degli interessi attivi su impieghi economici.

Margine di interesse

3.2.2. Il margine di intermediazione
Il margine di intermediazione accoglie il positivo contributo della crescita delle commissioni nette, aumentate di 1,9 mln di euro pari a oltre il 20%, frutto dell’intensa attività commerciale, anche in virtù dell’evoluzione della gestione della relazione con la clientela impostata sull’individuazione di specifici bisogni e sull’offerta di prodotti e servizi adeguati alle caratteristiche della domanda.

Altro valore di rilievo è rappresentato dagli utili sulle attività finanziarie disponibili per la vendita (AFS), risultato dell’attività di investimento che ha avuto per oggetto i titoli di stato italiani in una congiuntura nella quale le oscillazioni e la tendenza dei tassi di interesse hanno consentito di beneficiare della posizione assunta e di comprimere il rischio di tasso affrontato nel comparto. Tali condizioni operative non si sono presentate su livelli analoghi a quelli del 2014 e quindi il relativo contributo è risultato inferiore a quello dello scorso anno.

Conseguentemente il margine di intermediazione nel 2015 raggiunge i 53,2 mln, inferiore a quello del 2014 che risultò 55,2 mln.

Margine di intermediazione

3.2.3. Il risultato netto della gestione finanziaria
Il computo delle rettifiche su crediti è la principale voce che – a questo livello dell’articolazione del conto economico scalare – consente di determinare il risultato netto della gestione finanziaria.

Nell’esercizio 2015 le rettifiche su crediti hanno raggiunto i 17,8 mln contro i 22,5 del 2014, con una riduzione di quasi 5 mln pari al 20,9%. Richiamati gli approfondimenti presentati nella nota integrativa parte E sezione 1 e nei commenti dello stato patrimoniale relativamente all’illustrazione delle partite deteriorate, in questo contesto si possono limitare le riflessioni alla dinamica delle rettifiche ed all’evoluzione del quadro congiunturale che non accenna certo a presentare i sintomi della fine della crisi in atto, anche se per certi aspetti se ne rileva un’attenuazione degli aspetti negativi. Dopo le consistenti rettifiche operate negli esercizi passati, la situazione in essere a fine 2015 dovrebbe costituire un elemento da cui poter trarre aspettative meno negative di quelle degli anni passati, come testimonia anche la positiva evoluzione della PD aziendale sulle posizioni in bonis, significativamente e progressivamente migliorata a fine esercizio 2015 rispetto ai valori rilevati in corso d’anno ed a fine 2014.

Risultato netto della gestione finanziaria

3.2.4. I costi operativi
I costi operativi a fine 2015 hanno raggiunto i 30,6 mln contro i 27,6 mln di fine 2014, con una crescita di 3 mln pari quasi l'11%.

La dinamica merita un particolare approfondimento per rilevare che l’incremento è determinato per 1,7 mln dal contributo che la Banca è stata chiamata a sostenere nell’ambito dei provvedimenti a sostegno delle banche che hanno manifestato situazioni di crisi nell’esercizio 2015.

Per le altre componenti dell’incremento delle voci considerate, le cause della crescita sono da collegare all’acquisizione dello sportello di Pisa e del personale della Binter, che unitamente ai volumi operativi relativi, hanno determinato una crescita delle spese ordinarie e, sia pur in misura ridotta, dei costi di natura straordinaria connessi con la complessiva manovra impostata.

Al di là di questi fenomeni di natura congiunturale e auspicabilmente connessi con eventi sistemici eccezionali, l’aumento delle spese è da ricondurre a situazioni ordinarie, gestionalmente seguite e monitorate.

I tradizionali indicatori con cui viene approfondita la sostenibilità dei costi operativi sono ovviamente alterati da quanto già illustrato.

Il rapporto dei costi operativi con il margine di interesse a fine 2015 supera l’unità in considerazione della dinamica del numeratore già segnalata e delle caratteristiche del mercato monetario che hanno mantenuto una struttura dei tassi di interesse molto ridotta. Analoghe considerazioni coinvolgono anche la verifica del quoziente tra le spese del personale ed il margine di interesse che passa dal 49% del 2014 al 53% del 2015. Il rapporto dei costi operativi con il margine di intermediazione è invece decisamente migliore attestandosi al 57%, anche se in incremento rispetto al 50% del 2015. Si conferma così, anche in un anno caratterizzato da eventi eccezionali, uno dei principali tratti distintivi della struttura aziendale consistente nel controllo e nel basso livello del cost/income. Rispetto al totale dell’attivo, i costi operativi si attestano su valori pari all’1,2%.

I costi operativi

Le spese del personale e le altre spese amministrative sono così suddivise:

Spese del personale e altre spese amministrative

3.2.5. L’utile di periodo
Le imposte sul reddito dell’esercizio dell’operatività corrente sono pari a 709 mila euro, rispetto ai 1.937 mila euro del 2014, definendo un tax rate (inteso come rapporto tra imposte e utile lordo dell’operatività corrente) del 21%.

L’andamento delle imposte ha beneficiato soprattutto della disposizione contenuta nella Legge di stabilità per il 2015 di cui all’art. 1, commi 20-25, che ha introdotto a decorrere dal 1° gennaio 2015 l’integrale deduzione nella determinazione della base imponibile IRAP, dei costi del personale dipendente a tempo indeterminato.

Il Decreto Legge n. 83 del 27 giugno 2015, convertito con modificazioni dalla L. 6 agosto 2015 n. 132, ha introdotto, fra l’altro, alcune novità relative alla deducibilità delle svalutazioni e perdite su crediti di enti creditizi e finanziari.

In sintesi:

- le svalutazioni e le perdite su crediti verso la clientela iscritti in bilancio a tale titolo e le perdite realizzate mediante cessione a titolo oneroso sono deducibili integralmente, ai fini IRES e IRAP, nell'esercizio in cui sono rilevate. Tale deducibilità era in precedenza prevista in 5 anni;
- per il primo periodo di applicazione le svalutazioni e le perdite diverse dalle perdite realizzate mediante cessione a titolo oneroso sono deducibili nei limiti del 75% del loro ammontare;
- l’eccedenza e l’ammontare delle svalutazioni non ancora dedotte al 31 dicembre 2014 sono deducibili per il 5% nel 2016, l’8% nel 2017, il 10% nel 2018, il 12% negli anni 2019-2024 e la quota residua del 5% nel 2025.

Il nuovo regime di deducibilità fiscale delle svalutazioni e perdite su crediti non comporterà effetti significativi sul conto economico, in quanto, indipendentemente dal periodo di deducibilità, l’effetto fiscale delle rettifiche su crediti viene comunque registrato, già ora, nel conto economico dello stesso esercizio in cui le rettifiche sono registrate, tramite la riduzione diretta del debito fiscale per le rettifiche immediatamente deducibili e l’iscrizione delle imposte anticipate per le rettifiche deducibili in futuri esercizi.

 L'utile dell'esercizio

Conseguentemente, l’utile netto di esercizio raggiunge i 2,670 mln e risulta pari all’1,83% del patrimonio netto ed allo 0,11% dell’attivo.