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RELAZIONE DI GESTIONE AL BILANCIO CHIUSO AL 31.12.2015

Signori Soci,
 

prima di iniziare ad illustrare l’esercizio 2015, mi preme ricordare, anche a nome del Consiglio di Amministrazione, della Direzione, del Collegio Sindacale e di tutto il personale, la scomparsa del Dott. Gianfranco Malacarne. Egli, oltre che un amico per molti di noi, è stato per lunghi anni Presidente del Collegio Sindacale della Banca, oltre ad aver ricoperto analoghe cariche di prestigio in molte società del gruppo Cabel ed ha perciò contribuito con il suo apporto professionale allo sviluppo e all’affermazione della Banca.

In questi anni, tutti hanno avuto modo di apprezzarne non solo le doti umane e di simpatia, ma anche la grande professionalità, la sua competenza e la sua preziosa disponibilità; lasciatemi dire che ci mancheranno moltissimo la sua intelligenza e la sua amicizia.

Passando adesso ai temi del bilancio che ci accingiamo ad illustrare, questa Assemblea si colloca in una fase per molti motivi nuova.

In primo luogo, il 2015 è stato un anno di transizione, dalla crisi più lunga e profonda del secondo dopoguerra a quella che si spera possa essere una ripresa significativa e duratura.

Gli elementi di preoccupazione non sono tuttavia mancati e, purtroppo, non hanno riguardato solo il mondo della produzione e della finanza, ma hanno interessato anche altri aspetti parimenti importanti per l’economia; basti pensare ai sanguinosi attentati che hanno colpito in particolare la Francia.

Limitando l’analisi agli accadimenti dell’economia, in Europa si è infine preso atto dell’impossibilità di conciliare la severa disciplina di bilancio con la realtà, per sua natura «indisciplinata» e non soggetta a essere inquadrata in rigide gabbie ideologiche.

È stata in specie la BCE a ridare speranza allo sviluppo, contribuendo a creare le condizioni per rilanciare la crescita.

In secondo luogo, si sta consolidando in Italia una stagione di riforme che, insieme a fattori esterni favorevoli quali il basso prezzo del petrolio e la cennata politica monetaria espansiva della BCE, sta contribuendo a sostenere il rilancio dello sviluppo.

Il nostro paese ha tratto infatti beneficio dalle manovre decise a Bruxelles e ha saputo rimettere in moto la macchina produttiva. Al di là del dato relativo al PIL, tornato in positivo, è il clima a essere cambiato, come dimostra la maggiore fiducia di famiglie e imprese. Il sistema bancario nazionale, sebbene ancora alle prese con gli strascichi della crisi e condizionato dal permanere dei tassi su livelli minimi, ha beneficiato del miglioramento congiunturale, in particolare del progressivo rallentamento della crescita delle sofferenze. Anche la dinamica del credito ha dato segnali positivi. In chiusura d’anno si sono però create tensioni e incertezze fra i risparmiatori in relazione ai salvataggi di 4 banche che hanno comportato il coinvolgimento, oltre che degli azionisti, dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate.

In terzo luogo, con specifico riferimento al Credito Cooperativo, con il decreto legge n.18/2016 “Misure urgenti concernenti la riforma delle Banche di Credito Cooperativo. La garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio” giunge a maturazione il processo di autoriforma del credito cooperativo.

Questi tre aspetti scaturiscono da una variegata serie di cause, ma hanno una matrice di fondo comune, ancorché diversificata nella portata dei relativi impatti.

La crisi generata dai titoli subprime e da alcune grandi banche internazionali ha coinvolto nel recente passato i titoli del debito pubblico di molti stati, per poi ripercuotersi in modo diffuso sui sistemi bancari dei pasi industrializzati e, al momento, si rilevano solo tenui segnali di un progressivo ritorno a condizioni ordinarie dei mercati finanziari.

La crisi si è così trasmessa all’economia reale ed i sistemi produttivi hanno presentato condizioni di accentuata difficoltà; recessione e deflazione hanno caratterizzato, in varia misura e difformi tempi, i sistemi economici; la ricerca di beni rifugio e le condizioni di abbondante liquidità hanno modificato i processi di investimento del risparmio, nel cui mercato si riscontrano tassi negativi, che si prevedono non limitati al breve termine.

In tale complesso contesto, gli interventi delle Autorità monetarie e dell’Unione Europea hanno prodotto un’articolata evoluzione della normativa incastonata nel processo di creazione dell’unione bancaria, da cui è scaturita un’incisiva definizione delle nuove condizioni operative delle gestioni creditizie.

Sono stati innalzati i livelli minimi di capitalizzazione e sono stati eliminati alcuni strumenti dal processo di computo dei fondi propri, in un ambito nel quale l’evoluzione della qualità degli attivi ha progressivamente compresso il capitale libero disponibile. Al tempo stesso, sui mercati si è manifestata una crisi reputazionale generata da specifiche situazioni aziendali individuali che ha condizionato il regolare funzionamento del mercato dei capitali per le gestioni creditizie.

Al pari dell’intero sistema creditizio, anche quello delle BCC ha subito tale evoluzione con l’aggiunta di una modifica alle condizioni strutturali della circolazione delle quote di capitale. Queste condizioni operative si innestano su caratteristiche storiche che da sempre hanno connotato la funzionalità della categoria, come il limite massimo di sottoscrizione del capitale e la limitazione della compagine sociale a zone di competenza ben circoscritte.

E’ in questo articolato e complesso contesto che si è sviluppato il progetto di autoriforma del credito cooperativo, da cui poi è originato il provvedimento legislativo che innova profondamente gli assetti strutturali ed operativi di tutte le componenti il credito cooperativo.

Al riguardo, per quanto concerne la nostra Banca, dovremo conciliare il nuovo quadro legislativo con i contenuti della nostra storia, della missione, del ruolo sinora svolto e del radicamento territoriale che da sempre ci ha contraddistinto.

Il pur logico processo di manutenzione del quadro legislativo, dalla cui applicazione è fondato attendersi l’eliminazione di una serie di vincoli che sinora hanno circoscritto il nostro sviluppo, deve essere interpretato e valutato nelle sue varie opzioni alternative, al fine di poter definire un progetto che possa proiettare nel futuro la banca, salvaguardando i suoi storici tratti distintivi.

Su tutto questo sarete chiamati a deliberare nei modi previsti e nei tempi che verranno definiti dal nuovo quadro normativo.

Dopo questa breve introduzione, si riprende la tradizionale sequenza degli argomenti che da sempre caratterizza il nostro bilancio d’esercizio.