Bilancio

A: Politiche Contabili

A.1 - Parte generale

Sezione 1- Dichiarazione di conformità ai principi contabili internazionali

La Banca di Pisa e Fornacette Credito Cooperativo Società Cooperativa per Azioni dichiara che il presente bilancio relativo all’esercizio 2015 è redatto in applicazione dei principi contabili internazionali (International Accounting Standards - IAS - e International Financial Reporting Standards - IFRS) emanati dall'International Accounting Standards Board (IASB) e delle relative interpretazioni dell'International Financial Reporting Interpretations Committee (IFRIC) omologati dalla Commissione Europea e in vigore alla data di riferimento del bilancio stesso.

L'applicazione degli IFRS è stata effettuata facendo anche riferimento alle istruzioni contenute nella circolare della Banca d'Italia n. 262 del 22 dicembre 2005 "Il bilancio bancario: schemi e regole di compilazione", comprese le successive modifiche, e si è tenuto conto, sul piano interpretativo, dei documenti sull'applicazione degli IFRS in Italia predisposti dall'Organismo Italiano di Contabilità (O.I.C.).


Sezione 2 - Principi generali di redazione

Il bilancio della Banca di Pisa e Fornacette Credito Cooperativo Società Cooperativa per Azioni è costituito dagli schemi dello stato patrimoniale, dal conto economico, dal prospetto della redditività complessiva, dal prospetto delle variazioni del patrimonio netto, dal rendiconto finanziario (elaborato applicando il metodo “indiretto”), dalla nota integrativa ed è corredato dalla relazione degli amministratori sull'andamento della gestione, dalla relazione del collegio sindacale e dalla certificazione della società di revisione.

Il bilancio è redatto utilizzando l'euro come moneta di conto: in particolare, in linea con le istruzioni emanate dalla Banca d'Italia il bilancio è redatto in unità di euro, senza cifre decimali, ad eccezione della nota integrativa che è redatta in migliaia di euro (i valori contenuti nelle due informative sulle operazioni di cartolarizzazione, presenti in nota integrativa, sono espressi in unità di euro); le tabelle che non presentano importi, in quanto non attinenti con l’operatività della Banca, non sono riportate. Le tabelle riportate in nota integrativa possono contenere arrotondamenti di importi ed eventuali incongruenze tra i dati riportati nelle diverse tabelle sono conseguenza degli stessi arrotondamenti. Nella nota integrativa sono fornite tutte le informazioni previste dalla normativa nonché le indicazioni complementari ritenute necessarie a dare una rappresentazione veritiera e corretta della situazione della Banca. Le tabelle previste obbligatoriamente e i dettagli richiesti dalla Banca d’Italia sono distintamente identificati secondo la numerazione stabilita dall’Organo di Vigilanza stesso. I prospetti contabili e la nota integrativa presentano, oltre agli importi del periodo di riferimento, anche i corrispondenti dati di raffronto riferiti al 31 dicembre 2014.
Il bilancio d’esercizio è redatto con intento di chiarezza e rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale, finanziaria e il risultato economico dell’esercizio. Se le informazioni richieste dai principi contabili internazionali e dalle disposizioni contenute nella citata Circolare sono ritenute non sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, nella nota integrativa sono fornite informazioni complementari necessarie allo scopo.
La classificazione utilizzata per le voci di bilancio è la medesima utilizzata per il precedente esercizio, fatta eccezione per quanto qui di seguito esposto:

a) Accantonamento a fronte crediti di firma rilasciati: nel conto economico del 2014 confluiva nella voce 160 “Accantonamenti netti ai fondi per rischi ed oneri”, mentre nel conto economico 2015 confluisce nella voce 130d “Rettifiche/Riprese di valore nette per deterioramento di altre operazioni finanziarie”; il relativo fondo a fronte dell’accantonamento sopra specificato confluiva nel passivo dello stato patrimoniale 2014 alla voce 120b “Fondi per rischi e oneri altri fondi”, mentre nel 2015 confluisce nella voce 100 del passivo “Altre passività”;

b) L’imposta sostitutiva sui finanziamenti recuperata ai clienti a seguito dell’accensione di finanziamenti a medio lungo termine confluiva nel conto economico 2014 alla voce 40 “Commissioni attive”, mentre nel conto economico 2015 confluisce nella voce 190 “Altri oneri/proventi di gestione”;

c) La valutazione della partecipazione nella società Cabel Holding spa, dopo che la stessa ha reso “IAS compliant” i propri bilanci, a seguito di un pronunciamento nell’ambito dell’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate condotto nel 2013 per l’anno d’imposta 2009 sulle corrette modalità di applicazione delle disposizioni contenute nello IAS 28 “Partecipazioni in società collegate”, e sulla base delle due istanze presentate alla Banca d’Italia nel corso dell’anno 2015, pur mantenendo il metodo del patrimonio netto, dal punto di vista contabile, a conto economico sono state iscritte le sole variazioni di valore connesse con gli utili delle partecipate. Inoltre è stata effettuata una riclassificazione parziale della partecipazione nella Cabel Holding spa dalla voce 130 “Riserve da valutazione” alla voce 160 “Riserve” per gli esercizi inclusi nel periodo 2009 – 2013.

Di seguito si riportano le considerazioni e le relative tabelle con i conteggi:

I disallineamenti complessivi Ias scaturiti dal ricalcolo degli utili d’esercizio della Cabel Holding s.p.a. si sostanziano nei seguenti valori espressi in tabella (importi in unità di euro):

disallineamenti complessivi Ias scaturiti dal ricalcolo degli utili d’esercizio della Cabel Holding s.p.a.

Le differenze complessive risultanti dalla resa “Ias compliance” dei bilanci della Cabel Holding dal 2008 al 2012 ammontano a 3.053.628,53 (aliquota di partecipazione attuale della Pisa e Fornacette al 28,90%). Questo impatto rappresenta gli utili Ias di pertinenza della Pisa e Fornacette, a valere sulle partecipazioni in Cabel Holding s.p.a., calcolati secondo il metodo del “patrimonio netto”, non passati dal conto economico nel periodo che va dal 2009 al 2013 (bilanci Cabel Holding s.p.a. dal 2008 al 2012). Per effetto di ciò si rende necessario riallibrare le risultanze contabili di bilancio sui vari conti patrimoniali. La voce 130 del Passivo “Riserve da valutazione” dovrà essere diminuita di 3.053.628,53, mentre la voce 160 del Passivo “Riserve” dovrà essere aumentata dello stesso importo. Il deconto della voce 130 del Passivo “Riserve da valutazione” comporta il calcolo delle passività fiscali differite per 41.987,39 (3.053.628,53 x 5 / 100 x 27,50 / 100) da allocare a deconto della voce 160 del Passivo “Riserve”. Quindi l'impatto netto risulterà di 3.011.641.13 (3.053.628.53 meno 41.987,39). Di seguito si riepiloga lo schema di registrazione contabile:

schema di registrazione contabile

Al fine di rendere l’Informativa finanziaria al 31.12.2015 comparabile con i dati relativi al 31.12.2014, di seguito sono state esposte le componenti patrimoniali ed economiche connesse alle variazioni sopra citate:

Esercizio 2014 (importi in migliaia di euro):

Voce 160 conto economico (riferimento precedente punto a) meno 765, voce 130d più 765;

Voce 120b passivo (riferimento precedente punto a) meno 1.813, voce 100 più 1.813;

Voce 40 conto economico (riferimento precedente punto b) meno 424, voce 190 più 424;

Voce 130 passivo (riferimento precedente punto c) meno 3.012, voce 160 più 3.012.

I motivi di tale differente classificazione delle poste sopra descritte sono da ricercare nelle indicazioni ricevute dall’Organo di Vigilanza e dalla prassi bancaria riscontrata nell’analisi dei bilanci di numerosi Istituti.

Nella predisposizione del bilancio sono stati osservati i seguenti principi generali di redazione:

a) Secondo il principio della continuità aziendale le attività, le passività e le operazioni “fuori bilancio” sono valutate secondo valori di funzionamento, in quanto destinate a durare nel tempo unitamente alla prospettiva della continuità dell’attività della Banca.

b) Il bilancio è redatto nel rispetto del principio della competenza economica in quanto i costi ed i ricavi d’esercizio sono rilevati secondo i principi di maturazione economica e di correlazione a prescindere dal momento del loro regolamento monetario.

c) La presentazione e la classificazione delle voci vengono mantenute da un esercizio all’altro allo scopo di garantire la comparabilità delle informazioni in ottemperanza al principio della coerenza di presentazione del bilancio stesso, salvo che il loro mutamento non sia prescritto da un Principio Contabile Internazionale o da una Interpretazione oppure non si renda necessario per accrescere la significatività e l’affidabilità della rappresentazione contabile. Se un criterio di presentazione o classificazione viene modificato si danno indicazioni sulla natura ed i motivi della variazione e delle voci interessate riportando i riflessi patrimoniali, economici e finanziari che ne conseguono; il nuovo criterio adottato, nei limiti del possibile, viene applicato retroattivamente.

I valori contabili delle attività e delle passività iscritte, che sono oggetto di operazioni di copertura, sono rettificati per tener conto delle variazioni del fair value sulla quota imputabile al rischio oggetto di copertura.

d) Secondo il principio della rilevanza e aggregazione tutti i raggruppamenti significativi di voci con natura simile sono riportati separatamente. Gli elementi di natura o destinazione diversi possono essere aggregati solo nel caso in cui gli stessi siano irrilevanti. Nello stato patrimoniale e nel conto economico non sono indicati i conti che non presentano importi né per l’esercizio al quale si riferisce il bilancio né per quello precedente.

e) Per la prevalenza della sostanza sulla forma le operazioni e gli altri eventi sono rilevati e rappresentati in conformità alla loro sostanza e realtà economica e non solamente secondo la loro forma legale.

f) Le compensazioni tra attività e passività e tra costi e ricavi sono effettuate solo se richiesto o consentito da un Principio o da una sua Interpretazione, ovvero dalle regole emanate dalla Banca d’Italia per la predisposizione degli schemi di bilancio.

g) Le informazioni comparative dell’esercizio precedente sono riportate in tutti i prospetti contabili, salvo diverse disposizioni previste da un Principio Contabile o da una Interpretazione. Vengono ulteriormente inserite delle informazioni descrittive e/o di commento, anche non espressamente richieste dalle disposizioni di Legge, quando esse siano significative ed utili per la comprensione dei dati esposti e comunque siano finalizzate a fornire una rappresentazione completa, veritiera e corretta della situazione aziendale. I dati relativi all’esercizio precedente possono essere opportunamente adattati, ove ritenuto necessario, al fine di garantire la comparabilità delle informazioni relative all’esercizio in corso. L’eventuale non comparabilità, l’adattamento o l’impossibilità di quest’ultimo sono segnalati e commentati nelle tabelle della Nota Integrativa.

La nota integrativa è suddivisa in parti: A-Politiche contabili, B-Informazioni sullo stato patrimoniale, C-Informazioni sul conto economico, D-Redditività complessiva, E-Informazioni sui rischi e sulle relative politiche di copertura, F-Informazioni sul patrimonio, G-Operazioni di aggregazione riguardanti imprese o rami d’azienda, H-Operazioni con parti correlate, I-Accordi di pagamento basati su propri strumenti patrimoniali, L-Informativa di settore.
Ogni parte della nota è articolata in sezioni, ciascuna delle quali illustra un singolo aspetto della gestione.


L’applicazione di alcuni principi contabili implica necessariamente il ricorso a stime ed assunzioni che hanno effetto sui valori delle attività e delle passività iscritti in bilancio e sull’informativa fornita in merito alle attività e passività potenziali. Le assunzioni alla base delle stime formulate tengono in considerazione tutte le informazioni disponibili alla data di redazione del bilancio nonché ipotesi considerate ragionevoli alla luce dell’esperienza storica e del particolare momento caratterizzante i mercati finanziari. A tale proposito si evidenzia che la situazione causata dall’attuale crisi economica e finanziaria ha reso necessarie assunzioni riguardanti l’andamento futuro caratterizzate da significativa incertezza. Proprio in considerazione della situazione di incertezza non si può escludere che le ipotesi assunte, per quanto ragionevoli, possano non trovare conferma nei futuri scenari in cui la Banca si troverà ad operare. I risultati che si consuntiveranno in futuro potrebbero pertanto differire dalle stime effettuate ai fini della redazione del bilancio e potrebbero conseguentemente rendersi necessarie rettifiche ad oggi non prevedibili né stimabili rispetto al valore contabile delle attività e passività iscritte in bilancio.
In questo contesto i crediti rappresentano una delle poste valutative maggiormente esposte alle scelte effettuate in materia di erogazione, gestione e monitoraggio del rischio. Le rettifiche di valore a fronte dei singoli crediti erogati, infatti, sono stimate sulla base delle evidenze emergenti a seguito dell’attento e continuo monitoraggio dell’evoluzione dei rapporti in essere con la clientela affidata e della loro situazione economico finanziaria. La determinazione delle rettifiche di portafoglio è invece basata sull’esperienza storica registrata in termini di probabilità di insolvenza e di percentuale di perdita dei crediti deteriorati, opportunamente corretta per tenere conto delle condizioni economiche correnti.

A tale proposito si deve comunque evidenziare che il prolungamento o l’eventuale peggioramento dell’attuale crisi economico-finanziaria potrebbe comportare perdite superiori a quelle attualmente stimate in sede di relazione del bilancio, a seguito di un deterioramento della qualità creditizia della clientela. Medesime considerazioni sono valide per le attività finanziarie rappresentate dai titoli iscritti nel portafoglio dei crediti, la cui valutazione richiede un giudizio sulla situazione economica finanziaria degli emittenti.
Anche in tema fiscale la Banca presenta tra le proprie attività patrimoniali significative attività fiscali per imposte anticipate principalmente derivanti da differenze temporanee tra la data di iscrizione nel conto economico di determinati costi aziendali e la data nella quale i medesimi costi potranno essere dedotti. Tali attività per imposte anticipate iscritte in bilancio si riferiscono a differenze temporanee ed in minor misura a perdite recuperabili in un arco temporale molto lungo. Le attività per imposte anticipate dovrebbero essere svalutate nella misura in cui le stesse vengono ritenute non recuperabili in relazione alle prospettive reddituali ed ai conseguenti redditi imponibili attesi, ma tenuto conto della normativa fiscale, che consente la loro trasformazione in crediti di imposta, al ricorrere di determinate condizioni, a prescindere quindi dalla capacità della Banca di generare una redditività futura, le stesse vengono mantenute nell’attivo per il loro valore contabile.
 

Sezione 3 - Eventi successivi alla data di riferimento del bilancio

Successivamente alla redazione ed all’approvazione del Consiglio di Amministrazione del presente bilancio chiuso al 31 dicembre 2015 non si sono verificati fatti di particolare rilevanza da indurre ad una modifica o ad una rettifica dei risultati riepilogati in questo documento.

 

Sezione 4 - Altri aspetti


Termini di approvazione e pubblicazione del bilancio d’esercizio: entro centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio. Il progetto di bilancio di esercizio è stato approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 22 marzo 2016 e sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea dei Soci convocata per il giorno 29 aprile 2016, in prima convocazione.

Revisione contabile: il bilancio della Banca è sottoposto a revisione contabile a cura della società Baker Tilly Revisa Spa con Sede a Bologna in esecuzione del contratto stipulato il 4 aprile 2011, che ha attribuito l'incarico a detta società per gli anni dal 2011 al 2019 compresi. Nel suddetto contratto stipulato in origine con la Società Bompani Audit srl con Sede a Firenze è subentrata la Società Baker Tilly Revisa Spa con sede a Bologna a seguito della cessione del ramo d’azienda da parte di Bompani a Baker Tilly.

Prospetto della redditività complessiva: il prospetto della redditività complessiva, predisposto alla luce delle modifiche allo Ias 1, comprende voci di ricavo e di costo che, come richiesto o consentito dagli Ias/Ifrs, non sono rilevate a conto economico ma imputate a patrimonio netto.

La redditività complessiva esprime la variazione che il patrimonio ha avuto in un esercizio derivante sia dalle operazioni d’impresa che formano attualmente l’utile/perdita d’esercizio che da altre operazioni imputate a patrimonio netto sulla base di uno specifico principio contabile.

Ricorso a deroghe: nel presente bilancio l’azienda non ha fatto ricorso a deroghe eccezionali. Deroghe che in particolari casi potrebbero essere applicate qualora disposizioni previste dai Principi Contabili Internazionali risultassero incompatibili per una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’azienda: nella Nota Integrativa dovrebbero comunque essere specificati i motivi di dette deroghe e le relative influenze sul bilancio.

Ricorso a stime e valutazioni: nell’ambito della stesura del bilancio sono state applicate stime valutative che in applicazione della normativa vigente hanno contribuito a determinare i valori iscritti nel bilancio stesso. L'elaborazione di tali stime implica l'utilizzo delle informazioni disponibili e l'adozione di valutazioni soggettive, fondate anche sull'esperienza storica, utilizzata ai fini della rilevazione dei fatti di gestione. Per loro natura le stime utilizzate possono variare di esercizio in esercizio e, pertanto, non è da escludersi che negli esercizi successivi gli attuali valori iscritti in bilancio potranno differire anche in maniera significativa a seguito del mutamento delle valutazioni soggettive utilizzate.

Le principali fattispecie per le quali è maggiormente richiesto l'impiego di valutazioni soggettive da parte della Direzione Aziendale sono:

  • la quantificazione delle perdite per riduzione di valore dei crediti e, in genere, delle altre attività finanziarie;
  • l'utilizzo di modelli valutativi per la rilevazione del fair value degli strumenti finanziari non quotati in mercati attivi.

Trattandosi di stime va rilevato che non necessariamente i risultati che successivamente si realizzeranno saranno gli stessi di quelli al momento rappresentati. Dette valutazioni e stime, riviste periodicamente, producono variazioni che vengono puntualmente contabilizzate nel relativo esercizio di competenza.

In data 15 dicembre 2015 la Banca d’Italia ha pubblicato il 4° aggiornamento della Circolare n. 262/2005 in materia di schemi di bilancio e regole di compilazione, applicabili al bilancio al 31 dicembre 2015. Tale aggiornamento si è reso necessario per adeguare l’informativa di nota integrativa sulla qualità del credito alle nuove definizioni di attività finanziarie deteriorate, introdotte con il Regolamento della Commissione Europea n. 227/2015. Sono inoltre abrogate nella “Parte E Informazioni sui rischio e politiche di copertura” le tabelle delle attività impegnate, in quanto già richieste nel contesto dell’informativa al pubblico del Terzo Pilastro prudenziale. Con l’occasione, sono stati introdotti nella nota integrativa alcuni interventi di razionalizzazione, coerenti con le migliori pratiche internazionali, tra i quali si citano:

  • l’eliminazione nella Parte B delle tabelle riferite alle movimentazione di portafogli di attività e passività finanziarie;
  • le semplificazioni nelle tabelle di Parte E riferite all’informativa della distribuzione per durata residua (data di riprezzamento e contrattuale) delle attività e passività finanziarie, per le quali è ora consentito di fornire una rappresentazione separata tra “euro” e “altre valute”, senza operare alcuna rappresentazione separata per valuta.

I citati aggiornamenti non hanno tuttavia comportato alcuna riesposizione dei saldi degli schemi di bilancio riferiti all’esercizio precedente.
Le disposizioni della normativa comunitaria sui nuovi criteri per la classificazione della qualità del credito sono state recepite dalla Banca d’Italia mediante l’aggiornamento della Circolare n. 272 relativo alla matrice dei conti, pubblicato in data 20 gennaio 2015, e l’aggiornamento della Circolare n. 262 relativo alle regole di compilazione del bilancio, pubblicato il 15 dicembre 2015.

In data 9 gennaio 2015 la Commissione Europea ha approvato il Regolamento di esecuzione 2015/227, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 20 febbraio 2015, mediante il quale è stato recepito l’Implementing Technical Standard (ITS) dell’EBA contenente le definizioni di esposizioni deteriorate (“Non Performing exposure”) e di esposizioni oggetto di misure di tolleranza (cosiddette “Forborne Exposure”), con l’obiettivo di pervenire ad una classificazione omogenea a livello europeo, ai fini della vigilanza regolamentare. Le disposizioni della normativa comunitaria sui nuovi criteri per la classificazione della qualità del credito sono state recepite dalla Banca d’Italia mediante l’aggiornamento della Circolare n. 272 relativo alla matrice dei conti, pubblicato in data 20 gennaio 2015, e l’aggiornamento della Circolare n. 262 relativo alle regole di compilazione del bilancio, pubblicato il 15 dicembre 2015.
Nel dettaglio, le precedenti quattro categorie di esposizioni deteriorate (“sofferenze”, “incagli”, “scadute/sconfinamenti deteriorate”, “ristrutturati”) vengono ora sostituite dalle nuove tre categorie (“sofferenze”, “inadempienze probabili”, “esposizioni scadute e/o sconfinamenti deteriorate”), la cui somma corrisponde all’aggregato delle “Esposizioni deteriorate”. Ai fini comparativi, le esposizioni creditizie classificate al 31 dicembre 2014 nelle categorie “esposizioni incagliate” e “esposizioni ristrutturate”, ora abrogate, sono confluite nella nuova categoria delle “inadempienze probabili”, ossia delle esposizione per le quali la banca “giudichi improbabile che, senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni creditizie”.
La nuova normativa ha inoltre introdotto l’obbligo di rappresentare, sia nell’ambito delle esposizioni deteriorate che in quello dei crediti in bonis, l’evidenza delle “Esposizioni oggetto di concessioni” (cosiddette esposizioni “forbearance”), da intendersi come le esposizioni (singoli rapporti) alle quali sia stata concessa, in presenza di difficoltà finanziaria, la modifica degli accordi contrattuali al fine di consentire al cliente di fare fronte ai propri impegni.
Alla luce di quanto in precedenza esposto, nella nota integrativa le informazioni comparative sulle esposizioni forborne e sulle dinamiche intervenute nell’esercizio non sono fornite in quanto non ritenute in grado di esprimere l’effettiva evoluzione delle misure di tolleranza concesse nell’esercizio 2015. Ciò risulta peraltro conforme alle disposizioni contenute nell’atto di emanazione della Circolare n. 262, in base alle quali l’informativa sulla dinamica delle esposizioni lorde e delle rettifiche di valore è dovuta a partire dai bilanci riferiti o in corso al 31 dicembre 2016. Ai fini della redazione del presente bilancio non viene quindi fornita l’informativa contenuta nelle seguenti tabelle:

  • A.1.4 bis “Esposizioni creditizie per cassa verso banche: dinamica delle esposizioni oggetto di concessioni lorde distinte per qualità creditizia”;
  • A.1.7 bis “Esposizioni creditizie per cassa verso clientela: dinamica delle esposizioni oggetto di concessioni lorde distinte per qualità creditizia”;
  • A.1.5 “Esposizioni creditizie per cassa verso banche deteriorate: dinamica delle rettifiche di valore complessive”, per i dettagli riferiti al “di cui: esposizioni oggetto di concessioni”;
  • A.1.8 “Esposizioni creditizie per cassa verso clientela deteriorate: dinamica delle rettifiche di valore complessive”, per i dettagli riferiti al “di cui: esposizioni oggetto di concessioni”.

La Direttiva 2014/59/UE definisce le nuove regole di risoluzione, applicabili a partire dal 1° gennaio 2015 a tutte le banche dell’Unione Europea in presenza di uno stato di dissesto, anche solo prospettico; dette regole prevedono che al finanziamento della risoluzione possa concorrere, in determinate circostanze, anche il fondo nazionale per la risoluzione che dovrà essere costituito da ognuno dei 28 stati membri della Comunità. La citata Direttiva 2014/59/UE è stata recepita nell’ordinamento italiano con il D. Lgs. 16 novembre 2015, n. 180; Banca d’Italia, in qualità di autorità di risoluzione nazionale, ha istituito il fondo di risoluzione nazionale, denominato Fondo Nazionale di Risoluzione, con Provvedimento n. 1226609715 del 18 novembre 2015. In linea con le disposizioni del Regolamento delegato n. 2015/63, la contribuzione ordinaria a carico della Banca per l’esercizio 2015, ammonta a 425 mila euro. In data 22 novembre 2015, il Governo italiano e la Banca d’Italia, hanno dato avvio alla risoluzione della crisi di quattro banche in amministrazione straordinaria: Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti.
L’intervento del Fondo di Risoluzione Nazionale, a titolo di copertura delle perdite delle banche originarie e della capitalizzazione delle nuove banche, ammonta a circa 3,6 miliardi ed è stato finanziato per 2,35 miliardi dal richiamo della contribuzione straordinaria, in conformità a quanto stabilito dall’art. 83 del citato D. Lgs. 180/2015 e dell’art. 4 del Provvedimento istitutivo del Fondo. Il contributo straordinario a carico della Banca, pari a tre volte il contributo ordinario, interamente versato entro la scadenza del 7 dicembre 2015, ammonta a 1,275 milioni di euro. Sulla base di quanto in precedenza illustrato, gli oneri addebitati nel conto economico dell’esercizio 2015, in corrispondenza della voce “150. Altre spese amministrative”, ammontano complessivamente a 1,7 milioni, pari alla somma dei contributi ordinari (0,425 milioni) e della contribuzione straordinaria (1,275 milioni), interamente versati nell’esercizio 2015.

IFRS 9 “Strumenti finanziari”
Il nuovo principio contabile, pubblicato dello IASB il 24 luglio 2014, ha sostituito le precedenti versioni pubblicate nel 2009 e nel 2010, per la fase “classificazione e misurazione”, e nel 2013 per la fase “hedge accounting”.
Con tale pubblicazione è giunto così a compimento il processo di riforma del principio IAS 39 che si è articolato nelle tre fasi di “classificazione e misurazione”, “impairment”, “hedge accounting”.
In estrema sintesi, le principali novità riguardano:

  • la classificazione e la misurazione delle attività finanziarie, basata sulla modalità di gestione (business model) e sulle caratteristiche dei flussi di cassa dello strumento finanziario, che prevede tre categorie contabili (costo ammortizzato, fair value con impatto a conto economico, fair value con impatto in una riserva patrimoniale. Rispetto all’attuale principio IAS 39, vengono eliminati i portafogli delle attività finanziarie disponibili per la vendita e delle attività finanziarie detenute sino a scadenza, nonché la possibilità di effettuare lo scorporo dei derivati impliciti per tutte le attività finanziarie. Per le passività finanziarie restano invece confermate le attuali regole di classificazione e di misurazione.
  • unico modello di impairment, da applicare a tutte le attività finanziarie non valutate al fair value con impatti a conto economico, basato su un concetto di perdita attesa (“forward-looking expected loss”). Obiettivo del nuovo approccio è quello di garantire un più immediato riconoscimento delle perdite rispetto al modello “incurred loss” previsto dallo IAS 39, in base al quale le perdite devono essere rilevate qualora si riscontrino evidenze obiettive di perdita di valore successivamente all’iscrizione iniziale dell’attività.

L’applicazione obbligatoria del principio è prevista a partire dal 1° gennaio 2018.
Nel corso del 2015 la Banca ha intrapreso, attraverso Cabel, un’attività progettuale volta ad individuare le principali aree di impatto e definire il framework metodologico di riferimento per la classificazione, misurazione ed impairment delle attività finanziarie. Le analisi finora condotte hanno evidenziato l’area dei crediti come quella di maggiore impatto; il nuovo modello di impairment prevede, infatti, la necessità di misurare una perdita attesa, non solo per le attività deteriorate, ma anche per le attività in bonis per le quali si è verificato un deterioramento significativo rispetto alla data di concessione. Detti impatti non si limitano ad un probabile incremento del costo del credito, necessariamente legato al passaggio da un modello “incurred” ad un modello “expected” , ma sono altresì riferiti agli adeguamenti necessari in termini di procedure e processi, organizzativi ed informatici, volti a consentire la classificazione ed il monitoraggio dei crediti, nonché alla necessità di costruire robusti modelli di stima della probabilità di default su un orizzonte temporale allineato alla durata residua dei crediti, in grado di massimizzare le sinergie con i modelli esistenti .
Alla data di redazione del presente bilancio, il progetto in corso non è ancora giunto ad uno stato di avanzamento tale da consentire di poter stimare in modo attendibile gli impatti patrimoniali conseguenti alla prima applicazione del nuovo principio.

In generale per la redazione del presente bilancio sono stati adottati i medesimi principi e metodi contabili utilizzati per il bilancio dell’esercizio 2014.

 

A.2 - Parte relativa alle principali voci di bilancio


Sezione 1 - Attività finanziarie detenute per la negoziazione


Criteri d'iscrizione e di cancellazione: l'iscrizione iniziale delle attività finanziarie avviene alla data di regolamento, se regolate con tempistiche previste dalla prassi di mercato, altrimenti alla data di contrattazione. Nel caso di rilevazione delle attività finanziarie alla data di regolamento, gli utili e le perdite rilevati tra la data di contrattazione e quella di regolamento sono imputati a conto economico.

Le attività finanziarie detenute per la negoziazione sono contabilizzate inizialmente al fair value, che corrisponde generalmente al corrispettivo pagato. I relativi costi o proventi di transazione sono imputati direttamente a conto economico.

Queste attività finanziarie sono cancellate quando il diritto a ricevere i flussi di cassa dall'attività finanziaria è estinto, o laddove siano trasferiti in maniera sostanziale tutti i rischi ed i benefici connessi alla detenzione di quella determinata attività.

Criteri di classificazione e di valutazione: in questa categoria sono comprese le attività finanziarie detenute principalmente con lo scopo di trarre profitto dalle fluttuazioni a breve termine del prezzo o dal margine di profitto dell'operazione. In particolare un'attività finanziaria è classificata come posseduta per essere negoziata se, indipendentemente dal motivo per cui è stata acquistata, è parte di un portafoglio per cui vi è evidenza di una recente ed effettiva strategia rivolta all'ottenimento di un profitto nel breve periodo. In questa categoria sono inclusi esclusivamente titoli di debito e di capitale.

Il fair value degli investimenti quotati in mercati attivi è determinato con riferimento alle quotazioni di mercato rilevate alla data di riferimento del bilancio. Per gli investimenti per i quali non è disponibile la quotazione in un mercato attivo il fair value è determinato utilizzando metodi di stima e modelli valutativi che tengono conto di tutti i fattori di rischio correlati agli strumenti e che sono basati su dati rilevabili sul mercato laddove disponibili. Tali tecniche possono considerare i prezzi rilevati per recenti transazioni simili concluse a condizioni di mercato, flussi di cassa scontati, modelli di determinazione del prezzo di opzioni ed altre tecniche comunemente utilizzate dagli operatori di mercato.

Criteri di rilevazione delle componenti reddituali: gli utili e le perdite realizzati sulla cessione o sul rimborso e gli utili e le perdite non realizzati derivanti dalle variazioni del fair value rispetto al costo di acquisto, determinato sulla base del costo medio ponderato su base giornaliera, sono rilevate al conto economico del periodo nel quale emergono, alla voce 80 "Risultato netto dell'attività di negoziazione". Gli interessi attivi vengono rilevati per competenza ed allocati nella voce 10 “Interessi attivi e proventi assimilati”, mentre i dividendi vengono rilevati secondo il principio di “cassa” nella voce 70 “Dividendi e proventi simili”.

 

Sezione 2 - Attività finanziarie disponibili per la vendita


Criteri d'iscrizione e di cancellazione: l'iscrizione iniziale delle attività finanziarie avviene alla data di regolamento se rego-late con tempistiche previste dalla prassi di mercato, altrimenti alla data di contrattazione. Nel caso di rilevazione delle attività finanziarie alla data di regolamento, gli utili e le perdite rilevati tra la data di contrattazione e quella di regolamento sono imputati a patrimonio netto.

Le attività finanziarie disponibili per la vendita sono contabilizzate inizialmente al costo, inteso come il fair value dello strumento, comprensivo dei costi o proventi di transazione direttamente attribuibili.

Le attività finanziarie sono cancellate quando il diritto a ricevere i flussi di cassa dall'attività finanziaria è estinto, o laddove siano trasferiti in maniera sostanziale tutti i rischi ed i benefici connessi alla detenzione di quella determinata attività.

Criteri di classificazione e di valutazione: gli investimenti "disponibili per la vendita" sono attività finanziarie (titoli del mercato monetario, altri strumenti di debito e di capitale) che si intende mantenere per un periodo di tempo indefinito e che possono essere vendute per esigenze di liquidità, variazioni nei tassi d'interesse, nei tassi di cambio e nei prezzi di mercato. In tale categoria sono compresi gli investimenti in titoli di capitale non qualificabili di controllo come le partecipazioni di minoranza.

Le attività finanziarie disponibili per la vendita sono valutate al fair value.

Il fair value degli investimenti quotati in mercati attivi è determinato con riferimento alle quotazioni di mercato rilevate alla data di riferimento del bilancio. Per gli investimenti per i quali non è disponibile la quotazione in un mercato attivo il fair value è determinato utilizzando metodi di stima e modelli valutativi che tengono conto di tutti i fattori di rischio correlati agli strumenti e che sono basati su dati rilevabili sul mercato laddove disponibili. Tali tecniche possono considerare i prezzi rilevati per recenti transazioni simili concluse a condizioni di mercato, calcoli di flussi di cassa scontati, modelli di determinazione del prezzo di opzioni ed altre tecniche comunemente utilizzate dagli operatori di mercato.

Criteri di rilevazione delle componenti reddituali: gli interessi attivi ed i dividendi vengono rispettivamente allocati alla voce 10 ”interessi attivi e proventi assimilati” ed alla voce 70 “dividendi e proventi simili” del conto economico. Gli utili e le perdite da negoziazione vengono allocati alla voce 100 “utile/perdita da cessione o riacquisto di attività disponibili per la vendita” del conto economico. Le plusvalenze e le minusvalenze da valutazione al fair value sono attribuite direttamente al patrimonio netto, voce 130 “riserve da valutazione” del passivo e trasferite a conto economico soltanto con la loro realizzazione mediante la vendita oppure a seguito della registrazione di perdite da impairment.

 

Sezione 3 - Attività finanziarie detenute sino alla scadenza


La Banca non ha classificato attività finanziarie in tale categoria.


Sezione 4 - Crediti


Criteri di iscrizione e di cancellazione: i crediti sono iscritti in bilancio solo quando la Banca diviene parte del contratto di finanziamento. Ciò significa che il credito deve essere incondizionato e il creditore acquisisce un diritto al pagamento delle somme contrattualmente pattuite. L'iscrizione iniziale dei crediti avviene alla data di erogazione sulla base del relativo fair value, che corrisponde normalmente all'ammontare erogato o al prezzo della sottoscrizione, comprensivo dei costi/proventi accessori direttamente riconducibili e determinabili sin dall'origine dell'operazione, ancorché liquidati in un momento successivo. Sono esclusi i costi che, pur avendo le caratteristiche suddette, sono oggetto di rimborso da parte del debitore.

Questi crediti sono cancellati allorché il diritto a ricevere i flussi di cassa dall'attività finanziaria è estinto, quando sono stati trasferiti in maniera sostanziale tutti i rischi ed i benefici connessi alla detenzione di quella determinata attività o nel caso in cui il credito è considerato definitivamente irrecuperabile dopo che tutte le necessarie procedure di recupero sono state completate. Per contro, qualora giuridicamente la titolarità dei crediti sia stata effettivamente trasferita e la Banca mantenga in maniera sostanziale tutti i rischi e benefici, i crediti continuano ad essere iscritti tra le attività del bilancio registrando una passività a fronte del corrispettivo ricevuto dall'acquirente.

Criteri di classificazione e di valutazione: i crediti rientrano nella più ampia categoria delle attività finanziarie non derivate che prevedono pagamenti fissi o comunque determinabili, non quotate in un mercato attivo. Essi si originano, quando la Banca fornisce denaro, beni e servizi direttamente al debitore senza che vi sia l'intenzione di negoziare il relativo credito originato. I crediti includono gli impieghi con clientela e banche, sia erogati direttamente sia acquistati da terzi.

In seguito alla rilevazione iniziale, i crediti diversi da quelli a breve termine (per la durata fino a 12 mesi si ritiene trascurabile l’effetto dell’applicazione dell’attualizzazione e quindi detti crediti vengono valutati al costo storico) e da quelli a revoca sono valutati al costo ammortizzato, pari al valore iscritto all'origine diminuito dei rimborsi di capitale e delle rettifiche di valore e aumentato dalle eventuali riprese di valore e dell'ammortamento (calcolato con il metodo del tasso di interesse effettivo) della differenza tra l'ammontare erogato e quello rimborsabile a scadenza, comprendente i costi/proventi accessori imputati direttamente al singolo credito.

A ciascuna data di predisposizione del bilancio, viene effettuata una ricognizione delle attività finanziarie classificate tra i crediti volta ad individuare quelle che, a seguito del verificarsi di eventi occorsi dopo la loro iscrizione, mostrino oggettive evidenze di difficoltà nel rimborso.

L'obiettiva evidenza di difficoltà nel rimborso comprende i seguenti eventi:

  • significative difficoltà finanziarie dell'emittente o del debitore;
  • mancato rispetto del contratto come ad esempio default o insolvenze nel pagamento di interessi o capitale;
  • probabilità di fallimento del debitore o di assoggettamento ad altre procedure concorsuali;
  • scomparsa di un mercato attivo per quella determinata attività finanziaria a causa delle difficoltà finanziarie del debitore;
  • stima di una forte riduzione nei flussi finanziari per un gruppo di attività finanziarie, anche se non attribuibili a singole attività.

In primo luogo si procede alla individuazione delle attività che rappresentano le esposizioni deteriorate (crediti non performing) classificate nelle diverse categorie di rischio in base alla normativa emanata dalla Banca d'Italia ed alle disposizioni interne che fissano le regole per il passaggio dei crediti nell'ambito delle seguenti categorie di rischio:

  • Sofferenze - crediti verso soggetti in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili;
  • Inadempienze probabili - crediti per esposizioni per le quali la banca “giudichi improbabile che, senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni creditizie”;
  • Scadute deteriorate- esposizioni verso soggetti non classificati nelle precedenti categorie di rischio che, alla data di chiusura del periodo, presentano crediti scaduti o sconfinanti in via continuativa da oltre 90 giorni.
  • Bonis – crediti verso soggetti che non presentano, alla data di valutazione, specifici ed evidenti rischi di insolvenza.

Sono altresì ricompresi in questa categoria i crediti fiscali in quanto la controparte è la Pubblica Amministrazione.

La classificazione viene effettuata dalle strutture operative con il coordinamento delle funzioni deputate al controllo ed al recupero dei crediti e sotto la supervisione della Funzione di Risk Management, ad eccezione dei crediti scaduti e/o sconfinanti da oltre 90 giorni per i quali la rilevazione avviene mediante l'utilizzo di procedure automatizzate. Con le stesse modalità viene anche valutato il ritorno in bonis al venir meno delle situazioni sopra esposte. I soggetti interessati vengono “riclassificati” in bonis dopo un congruo periodo di osservazione per verificare l’effettiva rimozione delle cause per cui erano stati precedentemente classificati nella categoria dei deteriorati.

In secondo luogo si effettua una valutazione specifica ed individuale (per ogni singola posizione con esposizione superiore a 200 mila euro per inadempienze probabili/Scadute e con esposizione superiore a 50 mila euro per le Sofferenze) dei crediti deteriorati con l’obiettivo di evidenziare eventuali perdite di valore: l'importo della rettifica di valore è determinato come differenza tra il valore di bilancio dell'attività al momento della valutazione (costo ammortizzato) e il valore attuale, determinato sulla base del tasso di interesse effettivo originario dell'attività, dei flussi finanziari attesi per capitale ed interessi al netto degli oneri di recupero, tenendo conto delle eventuali garanzie che assistono le posizioni, e di eventuali anticipi ricevuti (escludendo le future perdite non ancora manifestatesi). La determinazione del valore attuale dei futuri flussi di cassa di un'attività finanziaria garantita riflette i flussi di cassa che potrebbero derivare dal realizzo della garanzia al netto dei relativi costi di realizzo, indipendentemente dall'effettiva probabilità di realizzo. Qualora il credito abbia un tasso d'interesse variabile, il tasso di attualizzazione utilizzato al fine di determinare la perdita è pari al tasso di rendimento effettivo corrente determinato in accordo con il contratto.

Con riferimento alle svalutazioni collettive, per i crediti deteriorati con esposizioni inferiori alle soglie sopra indicate ed ai crediti in “bonis”, vengono applicate delle percentuali “forfettarie” di svalutazione che tengono conto dei parametri di rischio stimati su base storico-statistica (riferimento triennio precedente) ed espressi dalla probabilità di insolvenza della controparte e dal tasso di perdita in caso di insolvenza del credito con lo scopo di stimare la componente di rischio implicito su questi crediti.

La determinazione del valore di presumibile realizzo di tutte le esposizioni (deteriorate e bonis) trova formalizzazione nel documento interno, deliberato il 27/12/2013 e successivi aggiornamenti, denominato “Policy sulla valutazione dei crediti”, redatto per recepire le raccomandazioni formulate da Banca d’Italia sulle politiche di provisioning (Bollettino di Vigilanza n. 3, marzo 2013): a fronte del perdurare della crisi economica appare necessario pervenire, nel rispetto delle disposizioni in materia di impairment contemplate dallo IAS 39 Financial Instruments: Recognition and Measurement, a modelli di determinazione delle rettifiche di valore che incorporino criteri di prudenza nelle stime di recuperabilità dei crediti anomali, affinché il bilancio rifletta l’effettiva qualità degli attivi e fornisca informazioni affidabili sui rischi in essere. La valutazione analitica di un credito deteriorato consegue dalla presenza di oggettivi elementi di perdita (di norma sintomi negativi ed eventi pregiudizievoli), tali da far ragionevolmente stimare non più interamente recuperabile l’ammontare contrattualmente atteso da ogni singola attività.

La presenza di una garanzia ipotecaria consolidata mitiga ma non esclude il pericolo di perdite. L’approccio per la valutazione delle garanzie ipotecarie è strettamente connesso alla tipologia della destinazione d’uso del bene immobile su cui grava l’ipoteca nonché al suo stato di realizzazione. Per la valutazione è determinante la perizia estimativa disponibile e la data di aggiornamento. La valutazione della cauzionalità del bene immobile su cui grava l’ipoteca, nell’ipotesi in cui sia ritenuto improbabile o, comunque, non ne sia previsto l’imminente realizzo, è effettuata assumendo:

  • A stato lavori ultimati, quale "valore base" di riferimento, il valore di pronto realizzo risultante dalla più recente perizia di stima redatta o all’uopo richiesta;
  • A stato lavori non ultimati, quale “valore base” di riferimento temporaneo, il costo immobiliare (al netto degli oneri finanziari) corrispondente a quanto effettivamente realizzato - vale a dire il valore di mercato attualizzato dell’area a cui deve essere aggiunto il costo di costruzione realizzato (come da sopralluogo aggiornamento SAL), desumibili dalla perizia (o da successivo idoneo sopralluogo) che, comunque, prevede sempre un valore di pronto realizzo, a lavori ultimati - o, nel caso di garanzia costituita dalla sola area fabbricabile, il valore di pronto realizzo, che deve esprimere l’aggiornamento dell’iter urbanistico necessario per addivenire alla futura realizzazione del previsto immobile.

A tali valori di pronto realizzo si applicano, quindi, i seguenti coefficienti minimi di abbattimento prudenziale, determinati in ragione della destinazione d’uso dei beni oggetto di garanzia (in presenza di perizia rilasciata entro i 12 mesi).

Per gli immobili residenziali:

  • 5% al terreno con autonoma capacità edificatoria, 10% negli altri casi
  • 10% all’immobile residenziale di valore inferiore a 500.000 euro
  • 15% all'immobile residenziale di valore superiore a 500.000 euro

Per gli immobili commerciali e destinazione terziaria:

  • 10% al terreno con automa capacità edificatoria, 20% negli altri casi
  • 20% all’immobile strumentale

Per gli immobili industriali e artigianali:

  • 15% al terreno con autonoma capacità edificatoria, 30% negli altri casi
  • 35 % al capannone e alle pertinenze, ricompresi gli uffici annessi

Per la destinazione agricola:

  • Data la molteplicità e la specificità degli aspetti rappresentata da tali cespiti, per la definizione dei coefficienti minimi di abbattimento si rimanda a quanto determinato in sede di perizia all’uopo predisposta, con abbattimento che possono oscillare dal 10% al 40%.

Dal risultato ottenuto applicando tali coefficienti di abbattimento si sottraggono gli eventuali diritti di prelazione di terzi determinando così il valore prudenziale rettificato. In linea generale la garanzia ipotecaria, pur costituendo un fattore mitigante forte, non può e non deve essere l'unico elemento di giudizio nella stesura della previsione analitica di perdita che deve comunque essere valutata secondo le consuete prudenziali modalità e l’attento esame di un adeguato corredo istruttorio. Infatti, può emergere che le peculiari caratteristiche dei beni (l’ubicazione, il contesto socio-economico, le contingenti difficoltà di mercato, lo stato di deperimento dell'immobile) o addirittura il merito creditizio del debitore possono costituire degli elementi decisivi che devono trovare il puntuale corretto riscontro nella valutazione della previsione di perdita espressa. In fase di esecuzione forzata il valore di riferimento dell’immobile sarà quello deducibile dalla perizia del CTU ed accolto dal Giudice delle Esecuzioni Immobiliari. Tale valore sarà decurtato del 25% prevedendo deserta la prima asta. Eventuali successive fasi della procedura esecutiva saranno valorizzate assumendo il valore già previsto in caso di asta deserta o, in mancanza di tale indicazione, con uno scarto del 25% del valore base d’asta corrente. (Se l'asta va deserta il valore dell'immobile viene aggiornato prevedendo anche la prossima asta deserta).

Ad ogni data di chiusura del bilancio le eventuali rettifiche aggiuntive o riprese di valore vengono ricalcolate in maniera differenziata, ma sempre con riferimento all’intero portafoglio dei crediti. Detta “svalutazione collettiva” va a rettificare direttamente i crediti verso clientela iscritti alla voce 70 dell’attivo.

Criterio di rilevazione delle componenti reddituali: in caso di rettifica di valore (per i crediti classificati a sofferenza), il valore contabile di carico dell'attività è ridotto attraverso la costituzione in contabilità di un apposito fondo svalutazione rettificativo dell'attivo e l'ammontare di tale rettifica è contabilizzato nel conto economico. Se successivamente (negli esercizi successivi) detto credito è ritenuto irrecuperabile, lo stesso sarà azzerato utilizzando lo specifico fondo precedentemente costituito e appostando a conto economico l’eventuale eccedenza.

Qualora in un periodo successivo l'ammontare della rettifica di valore diminuisca e tale decremento sia oggettivamente riconducibile ad un evento manifestatosi in seguito alla determinazione della svalutazione, come un miglioramento del me-rito di credito del debitore, la rettifica di valore rilevata in precedenza è eliminata o ridotta attraverso l'iscrizione in conto economico di una ripresa di valore.

Le riprese di valore al pari dei ripristini di valore connessi con il trascorrere del tempo, corrispondenti agli interessi maturati nell'esercizio sulla base dell'originario tasso di interesse effettivo (precedentemente utilizzato per calcolare le rettifiche di valore) sono rilevate ad ogni data di bilancio alla voce di conto economico 130 "Rettifiche/riprese di valore nette per il deterioramento di crediti".
Anche la componente relativa alle svalutazioni “collettive” (determinata come sopra descritto) confluisce nella voce 130 del conto economico.
Gli interessi su crediti sono classificati negli "Interessi attivi e proventi assimilati" derivanti da "crediti verso banche e clientela" e sono iscritti in base al principio della competenza temporale.
Relativamente ai crediti a breve termine (come sopra già definiti) i costi/proventi riferibili agli stessi sono imputati direttamente a conto economico.

 

Sezione 5 - Attività finanziarie valutate al fair value


Attualmente la Banca non ha attivato il portafoglio delle attività finanziarie valutate al fair value.

 

Sezione 6 - Operazioni di copertura


Criteri di iscrizione e di cancellazione: i contratti derivati di copertura sono rilevati per “data di contrattazione” e devono essere corredati da formale documentazione che identifichi gli strumenti di copertura e gli elementi coperti descrivendo il tipo e la configurazione della copertura, la natura del rischio coperto, le posizioni coperte nonché la strategia del rischio coperto.

L'operazione è quindi considerata di copertura se esiste una documentazione formalizzata della relazione tra lo strumento di copertura e i rischi coperti che rilevi gli obiettivi di gestione del rischio, la strategia per effettuare la copertura e i metodi che saranno utilizzati per verificare l'efficacia della copertura. Inoltre deve essere testato che la copertura sia efficace nel momento in cui ha inizio e, prospetticamente, durante tutta la vita della stessa.

I contratti di copertura si ritengono cancellati quando giungono a scadenza, quando vengono chiusi anticipatamente e quando vengono “revocati” a seguito del mancato superamento dei test di efficacia della copertura.

Criteri di classificazione e valutazione: le operazioni di copertura hanno l'obiettiva funzione di ridurre o trasferire i rischi connessi a singole attività e passività o di insiemi di attività e passività. Le operazioni poste in essere dalla Banca sono dirette esclusivamente a realizzare coperture del rischio di tasso d’interesse a fronte di emissioni obbligazionarie ordinarie o strutturate. Tali strumenti sono classificati nello stato patrimoniale rispettivamente alle voci "Derivati di copertura" dell'attivo (voce 80) o del passivo (voce 60), a seconda che alla data di riferimento del bilancio presentino un fair value positivo o negativo. Le voci “Derivati di Copertura”, sia dell’attivo che del passivo, hanno come contropartita il portafoglio coperto: andranno quindi a rettificare direttamente la posta dell’attivo e/o del passivo coperta.

Gli strumenti finanziari derivati di copertura sono inizialmente iscritti e in seguito misurati al fair value. La determinazione del fair value dei derivati è basata su prezzi desunti da mercati regolamentati o forniti da operatori, su modelli di valutazione delle opzioni, o su modelli di attualizzazione dei flussi di cassa futuri.

Criteri di rilevazione delle componenti reddituali: i differenziali maturati sugli strumenti derivati di copertura del rischio di tasso d’interesse vengono allocati nella voce “interessi attivi e proventi assimilati” o “interessi passivi e oneri assimilati” del conto economico (dipendentemente dallo sbilancio attivo o passivo), unitamente agli interessi maturati sulle posizioni coperte. Le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla valutazione degli strumenti di copertura “parzialmente” non efficaci (ma comunque “positivi” e rientranti nel concetto di copertura efficace) vengono allocate alla voce 80 del conto economico “Risultato netto dell'attività di negoziazione”. I costi ed i ricavi derivanti da eventuali dismissioni anticipate degli strumenti derivati di copertura vengono allocati alla voce 80 “risultato netto dell’attività di negoziazione” del conto economico.

 

Sezione 7 - Partecipazioni


Criteri d'iscrizione e di cancellazione: l'iscrizione iniziale delle attività finanziarie avviene alla data di regolamento se nego-ziate con tempistiche previste dalla prassi di mercato, altrimenti alla data di contrattazione. Le partecipazioni sono iscritte inizialmente al costo comprensivo degli oneri accessori direttamente attribuibili.

Le partecipazioni sono cancellate dal bilancio quando vengono trasferiti in maniera sostanziale tutti i rischi ed i benefici ad esse connesse.

Criteri di classificazione e di valutazione: con il termine partecipazioni si intendono gli investimenti nel capitale di altre imprese, generalmente rappresentati da azioni o da quote e classificati in partecipazioni di controllo. In particolare si definisce “impresa controllata” quell’impresa sulla quale la controllante esercita il "controllo dominante", cioè il potere di determinare le scelte amministrative e gestionali e di ottenere i benefici relativi;

Le partecipazioni in imprese controllate sono esposte nel bilancio utilizzando come criterio di valutazione il metodo del patrimonio netto.

Criteri di rilevazione delle componenti reddituali: le rettifiche di valore delle partecipazioni rivenienti dall’aggiornamento del suddetto patrimonio netto sono iscritte nel conto economico alla voce 210 "Utile (Perdite) delle partecipazioni" per la parte “transitata” dal conto economico della partecipata ed alla voce 130 “riserve da valutazione” del passivo per gli incrementi/decrementi diretti del patrimonio della stessa partecipata. In caso di cessione gli utili/perdite sono anch’essi allocati alla voce 210 “Utile (Perdite) delle partecipazioni” del conto economico. I dividendi delle partecipate sono contabilizzati nell'esercizio in cui sono deliberati nella voce di conto economico 70 "Dividendi e proventi simili".

 

Sezione 8 - Attività materiali


Criteri d'iscrizione e di cancellazione: le attività materiali sono inizialmente iscritte al costo di acquisto, comprensivo di tutti gli eventuali oneri accessori direttamente imputabili all'acquisto e alla messa in funzione del bene. Le spese di manutenzione straordinaria sono incluse nel valore contabile dell'attività o contabilizzate come attività separata, solo quando è probabile che i futuri benefici economici associati affluiranno verso l'impresa e il costo può essere valutato attendibilmente. Le spese per riparazioni, manutenzioni o altri interventi per garantire il funzionamento dei beni, sono imputate al conto economico dell'esercizio in cui sono sostenute.

Le attività immobilizzate sono eliminate dallo stato patrimoniale al momento della dismissione o quando sono ritirate permanentemente dall'uso e conseguentemente non sono attesi benefici economici futuri che derivino dalla loro cessione o dal loro utilizzo.

Criteri di classificazione e di valutazione: la voce include principalmente i terreni, gli immobili ad uso funzionale, gli impianti, i mobili, gli arredi, le opere d’arte e le attrezzature di qualsiasi tipo.

I terreni ed i fabbricati posseduti sono principalmente utilizzati come filiali ed uffici della Banca.

In relazione agli immobili, le componenti riferite ai terreni e ai fabbricati, trattandosi di beni aventi vite utili differenti, sono trattati separatamente ai fini contabili. In particolare ai terreni si attribuisce una vita utile illimitata e pertanto non sono ammortizzabili a differenza dei fabbricati che, avendo una vita utile limitata, sono sottoposti al processo di ammortamento. Un incremento nel valore del terreno sul quale un edificio è costruito non influisce sulla determinazione della vita utile del fabbricato. Si precisa inoltre che il valore del terreno viene contabilmente “separato” da quello del fabbricato anche se acquistato congiuntamente. Anche le opere d’arte non vengono ammortizzate in quanto la loro vita utile non è stimabile ed il loro valore non è normalmente destinato a ridursi in funzione del decorrere del tempo.

Dopo la rilevazione iniziale, le attività materiali, inclusi gli immobili non strumentali, sono iscritte al costo al netto degli ammortamenti. Le attività materiali sono ammortizzate sistematicamente lungo la loro vita utile adottando come criterio di ammortamento il metodo a quote costanti. Non sono soggetti ad ammortamento i terreni, siano essi stati acquisiti singolarmente o incorporati nel valore dei fabbricati, in quanto hanno vita utile indefinita, e le opere d'arte in quanto la vita utile non può essere stimata, nonché in considerazione del fatto che il relativo valore non è normalmente destinato a ridursi in funzione del decorrere del tempo.

Il processo di ammortamento inizia quando il bene è disponibile e pronto all'uso, ovvero quando è nel luogo e nelle condizioni necessarie per essere in grado di operare. Nel primo esercizio l'ammortamento è rilevato proporzionalmente al periodo di effettivo utilizzo del bene.

Criteri di rilevazione delle componenti reddituali: la Banca, salvo diversa specifica determinazione della vita utile dei singoli beni, procede all'ammortamento in base alle seguenti vite residue:

  • Proprietà immobiliari: fino a 34 anni
  • Mobili, macchine e automezzi: da 3 a 10 anni
  • Impianti e migliorie su beni immobili di terzi: da 3 a 12 anni

Le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dallo smobilizzo o dalla dismissione delle attività materiali sono determinate come differenza tra il corrispettivo netto di cessione e il valore contabile del bene e sono rilevate nel conto economico alla stessa data in cui sono eliminate dalla contabilità.

 

Sezione 9 - Attività immateriali


Criteri di iscrizione e di cancellazione: le attività immateriali sono iscritte al costo, rettificato per eventuali oneri accessori, solo se è probabile che i benefici economici futuri attribuibili all'attività si realizzino e se il costo dell'attività stessa può essere determinato attendibilmente. In caso contrario il costo dell'attività immateriale è rilevato a conto economico nell'esercizio in cui è stato sostenuto.
Le attività immateriali sono eliminate dallo stato patrimoniale dal momento della dismissione o quando non siano attesi benefici economici futuri.

Criteri di classificazione e di valutazione: le attività immateriali includono il software ad utilizzazione pluriennale, gli usufrutti acquisiti per gli immobili dove sono dislocate alcune filiali, l’asset intangibile derivante dall’acquisto del ramo d’azienda della ex Banca Interregionale spa:

Software: le licenze di software, non associabili ad un bene materiale, sono trattate come un'attività immateriale. Il costo sostenuto per l'acquisto e la messa in uso dello specifico software è iscritto in bilancio nella voce "Software".

Usufrutti: per alcune filiali è stato acquisito l’usufrutto ventennale dell’immobile. Detti usufrutti sono iscritti alla voce “attività immateriali” e vengono ammortizzati in quote annuali.

Asset intangibile a vita utile indefinita: è un’attività che rappresenta i benefici economici futuri derivanti da altre attività acquisite che non sono identificate individualmente e rilevate separatamente. L’intangibile non genera flussi finanziari propri, ma spesso contribuisce ai flussi finanziari di una molteplicità di unità generatrici. Ai sensi dello IAS 38, un intangibile a vita utile indefinita è un asset immateriale la cui vita utile non è determinabile. L’intangibile non è soggetto ad ammortamento, ma ad una verifica periodica dell’adeguatezza del valore di iscrizione in bilancio (impairment) ed è iscritto alla voce “attività immateriali”.

Dopo la rilevazione iniziale, le attività immateriali a vita "definita" sono iscritte al costo al netto dell'ammontare complessivo degli ammortamenti.

Criteri di rilevazione delle componenti reddituali : per le attività immateriali a vita “definita” l'ammortamento è effettuato a quote costanti che riflettono l'utilizzo pluriennale delle stesse in base alla vita utile stimata.

Il processo di ammortamento inizia quando l’attività è disponibile per l'uso ovvero quando si trova nel luogo e nelle condizioni adatte per poter operare nel modo stabilito. Nel primo esercizio l'ammortamento è rilevato proporzionalmente al periodo di effettivo utilizzo dell’attività. L'ammortamento cessa dal momento in cui l'attività immateriale è classificata come "destinata alla cessione e/o alla dismissione".

Le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dallo smobilizzo o dalla dismissione di un'attività immateriale sono determinate come differenza tra il corrispettivo netto di cessione e il valore contabile dell’attività.

Per le attività a vita “indefinita”, non essendoci un sistematico ammortamento, ogni anno viene effettuata una ricognizione per comprendere, attraverso un impairment, ai sensi dello IAS 36 (come recepito con Regolamento dell’UE), il valore dell’asset intangibile qualificato a vita utile indefinita. Il suddetto processo di impairment, regolamentato da una specifica Policy interna, determina anno per anno il valore dello stesso e solo se questo risulta essere inferiore al valore di carico iniziale si procede ad una sua svalutazione per la differenza di valore rilevata. Nel caso in cui il valore dello stesso (a seguito di impairment) risulti superiore al valore di carico non si effettua alcuna scrittura e lo stesso viene mantenuto tra le attività immateriali al costo originario.

 

Sezione 10 - Attività non correnti in via di dismissione


La Banca, alla data di redazione del bilancio, non presenta attività che rientrano in tale categoria.


Sezione 11 - Fiscalità corrente e differita


Criteri di iscrizione, di cancellazione e di valutazione: le attività fiscali differite formano oggetto di rilevazione soltanto a condizione che vi sia piena capienza di assorbimento delle differenze temporanee deducibili da parte dei redditi imponibili futuri, mentre le passività fiscali differite sono di norma sempre contabilizzate. Le attività e le passività fiscali correnti sono rilevate in base alle partite a debito e/o a credito con l’Amministrazione Finanziaria. La stessa fiscalità (corrente e differita) viene cancellata dal bilancio nel momento del regolamento delle poste attive e passive con l’Amministrazione Finanziaria.

Criteri di classificazione: le poste della fiscalità corrente comprendono eccedenze di pagamenti e debiti da assolvere per imposte sul reddito di competenza. Le poste della fiscalità differita rappresentano imposte sul reddito recuperabili in periodo futuri in connessione con differenze temporanee deducibili e imposte sul reddito pagabili in periodo futuri come conseguenza di differenze temporanee tassabili.

La Banca rileva gli effetti relativi alle imposte correnti e differite applicando rispettivamente le aliquote di imposta vigenti e le aliquote fiscali teoriche in vigore al momento.

Criteri di rilevazioni delle componenti reddituali: Le attività e le passività fiscali sono imputate a conto economico alla voce 260 “Imposte sul reddito dell’esercizio dell’operatività corrente” in base al criterio di competenza economica, coerentemente con le modalità di rilevazione in bilancio dei costi e dei ricavi che le hanno generate. Nei casi in cui le imposte anticipate e differite riguardino transazioni che hanno interessato direttamente il patrimonio netto senza influenzare il conto economico (quali le valutazioni degli strumenti finanziari disponibili per la vendita), le stesse sono iscritte in contropartita del patrimonio netto, interessando le specifiche riserve.

 

Sezione 12 - Fondi per rischi ed oneri


I fondi per rischi e oneri sono passività di ammontare o scadenza incerti che sono rilevati in bilancio in quanto:

  • Sussiste un’obbligazione attuale (legale o implicita) per effetto di un evento passato;
  • E’ probabile l’esborso di risorse finanziarie per l’adempimento dell’obbligazione;
  • E’ possibile effettuare una stima attendibile del probabile esborso futuro.

Nella sottovoce “quiescenza e obblighi simili” non è registrato alcun valore.

Nella sottovoce “altri fondi per rischi ed oneri” sono compresi gli stanziamenti (ritenuti rilevanti) a fronte delle perdite presunte sulle cause passive, incluse le azioni revocatorie, gli esborsi stimati a fronte dei reclami della clientela, i contenziosi di natura fiscale nonché una stima degli altri esborsi a fronte di qualsiasi altra obbligazione legale o implicita esistente alla chiusura del bilancio.

I fondi accantonati sono riesaminati ad ogni data di riferimento del bilancio e rettificati per riflettere la migliore stima corrente. Quando diventa improbabile che sia necessario l’impiego di risorse atte a produrre benefici economici per adempiere all’obbligazione, l’accantonamento viene stornato.

 

Sezione 13 - Debiti e titoli in circolazione


Criteri di iscrizione e di cancellazione: la prima iscrizione avviene all’atto della ricezione delle somme raccolte o della emissione dei titoli di debito ed è effettuata sulla base del fair value delle passività, normalmente pari all’ammontare incassato od al prezzo di emissione, rettificato degli eventuali costi/proventi aggiuntivi direttamente attribuibili alla singola operazione di provvista o di emissione e non rimborsati dalla controparte creditrice.

Le passività finanziarie sono rimosse dal bilancio quando l’obbligazione specificata dal contratto è estinta o a seguito di una modifica sostanziale dei termini contrattuali della passività. I riacquisti di proprie passività sono considerati alla stregua di un’estinzione della passività o parte di essa. La differenza tra valore contabile della passività estinta e l’ammontare pagato per acquistarla viene registrato nel conto economico.

Nel caso di riacquisto di titoli in precedenza emessi, si procede all’elisione contabile delle relative poste dell’attivo e del passivo. L’eventuale successiva vendita di titoli in circolazione riacquistati è considerata, ai fini contabili, come una nuova emissione, iscritta al nuovo prezzo di ricollocamento, senza alcun effetto sul conto economico.

Criteri di classificazione e di valutazione: i debiti rientrano nella più ampia categoria degli strumenti finanziari e sono costituiti da quei rapporti per i quali si ha l’obbligo di pagare a terzi determinate somme a determinate scadenze.

I debiti accolgono tutte le forme tecniche di provvista da banche e clientela (depositi, conti correnti, finanziamenti). Sono inclusi i debiti di funzionamento diversi da quelli connessi con il pagamento di forniture di beni e servizi, ricondotti alla voce “Altre passività”. I titoli in circolazione comprendono i titoli emessi dalla banca quali certificati di deposito, prestiti obbligazionari e prestiti obbligazionari subordinati. Sono inclusi i titoli che, alla data di riferimento del bilancio, risultano scaduti ma non ancora rimborsati.

Dopo la rilevazione iniziale le passività finanziarie sono valutate con il criterio del costo ammortizzato, utilizzando il metodo del tasso d’interesse effettivo. Tale criterio non è applicato alle passività a breve termine (durata fino a 12 mesi).

Criteri di rilevazione delle componenti reddituali: il costo per interessi su strumenti di debito è classificato alla voce 20 del conto economico “Interessi passivi e oneri assimilati.”

 

Sezione 14 - Passività finanziarie di negoziazione


In questa voce la Banca non ha classificato alcuna passività.

 

Sezione 15 - Passività finanziarie valutate al fair value

In questa voce la Banca non ha classificato alcuna passività non avendo esercitato l’opzione del fair value.

 

Sezione 16 - Operazioni in valuta


Criteri di iscrizione e di cancellazione: le operazioni in valuta estera sono registrate, al momento della rilevazione iniziale, in moneta di conto, applicando all’importo in valuta estera il tasso di cambio in vigore alla data dell’operazione. In caso di dismissione si applica invece il cambio in vigore alla data di estinzione.

Criteri di classificazione e di valutazione: tra le attività e le passività in valuta figurano elementi denominati esplicitamente in una valuta diversa dall’euro. Gli elementi consistono nel denaro posseduto e nelle attività e passività da ricevere o pagare. Ad ogni chiusura del bilancio gli elementi originariamente denominati in valuta estera sono convertiti al tasso di cambio alla data di chiusura del periodo.

Criteri di rilevazione delle componenti reddituali: le differenze di cambio che si generano tra la data dell’operazione e la data del relativo pagamento sono contabilizzate nel conto economico dell’esercizio in cui sorgono, come pure quelle che derivano dalla conversione a tassi diversi da quelli di conversione iniziali, o di conversione alla data di chiusura del bilancio precedente.

 

Sezione 17 - Altre informazioni


a) Trattamento di fine rapporto del personale: in applicazione dello Ias n. 19 “Benefici ai dipendenti”, il Trattamento di fine rapporto del personale sino al 31.12.2006 era considerato un “beneficio successivo al rapporto di lavoro” classificato come “piano a benefici definiti”. Pertanto esso doveva essere iscritto in bilancio sulla base del valore attuariale determinato utilizzando il metodo della “Proiezione Unitaria del Credito”.
A seguito dell’entrata in vigore della Legge Finanziaria 2007, che ha anticipato all’1.1.2007 la riforma della previdenza complementare di cui al Decreto Legislativo 5.12.2005 n. 252, le quote di trattamento di fine rapporto del personale maturate a partire dall’1.1.2007 devono, a scelta del dipendente, essere destinate a forme di previdenza complementare ovvero essere mantenute in azienda ed essere trasferite da parte di quest’ultima ad un apposito fondo gestito dall’Inps.
L’entrata in vigore della suddetta riforma ha comportato una modifica del trattamento contabile del fondo sia con riferimento alle quote maturate sino al 31.12.2006, sia con riferimento alle quote maturande dall’1.1.2007.
In particolare:

Le quote del trattamento di fine rapporto del personale maturande dall’1.1.2007 configurano un “piano a contribuzione definita” sia nel caso di opzione da parte del dipendente per la previdenza complementare, sia nel caso di destinazione al fondo di tesoreria presso l’Inps. L’importo delle quote deve, pertanto, essere determinato sulla base dei contributi dovuti senza l’applicazione di metodologie di calcolo attuariali;

Il fondo di trattamento di fine rapporto del personale maturato al 31.12.2006 continua ad essere considerato come “piano a benefici definiti” con la conseguente necessità di continuare ad effettuare una valutazione attuariale che tuttavia, rispetto alla metodologia di calcolo applicata sino al 31.12.2006, non comporta più l’attribuzione proporzionale del beneficio al periodo di lavoro prestato. Ciò in quanto l’attività lavorativa da valutare si considera interamente maturata per effetto della modifica della natura contabile delle quote che maturano a partire dall’1.1.2007.

In conseguenza della intervenuta modifica normativa è stato necessario pertanto procedere al ricalcalo del fondo di trattamento di fine rapporto del personale al 31.12.2006 secondo la nuova metodologia attuariale. La differenza derivante dal ricalcalo attuariale costituisce una riduzione del piano a benefici definiti e gli utili o perdite che si determinano, in applicazione del principio contabile n. 19, sono imputati ad una riserva di patrimonio netto. Tali utili e perdite sono oggetto di rappresentazione nel "Prospetto della redditività complessiva". La stessa metodologia precedentemente descritta viene seguita anche per la valutazione dei benefici a lungo termine quali i "premi di anzianità" a favore dei dipendenti. A differenza di quanto descritto per i "piani a benefici definiti" gli utili e le perdite attuariali connessi alla valutazione dei benefici a lungo termine vengono rilevati immediatamente nel conto economico.

b) Come previsto dall’articolo n. 5, comma 2 del D.M. 23.6.2004, si dichiara che sussiste e permane la condizione di mutualità prevalente. A tal fine ai sensi degli articoli n. 2512 del codice civile e dell’articolo n. 35 del D.Lgs. n. 385/93 si documenta che nel corso dell’anno 2015 le attività di rischio verso soci o a ponderazione zero sono state superiori al 50% delle attività di rischio complessive.

c) Gli acconti versati per le imposte ed i relativi fondi sono stati compensati per evidenziare il relativo credito e/o debito e non contabilizzati a saldi aperti.

d) Le partite del “portafoglio effetti” della clientela, presenti nell’attivo (effetti all’incasso) e nel passivo (cedenti effetti all’incasso) sono stati compensati e non contabilizzati a saldi aperti.

e) I costi per migliorie e spese incrementative su beni di terzi sono stati allocati alla voce 150 “altre attività” non ricorrendo le condizioni per essere iscritti tra le “attività materiali” così come previsto dalla normativa della Banca d’Italia. I relativi ammortamenti sono stati ricondotti alla voce 190 del conto economico “altri oneri/proventi di gestione”.

f) I ratei ed i risconti che accolgono oneri e proventi di competenza del periodo maturati su attività e passività, sono iscritti in bilancio a rettifica delle stesse attività e passività a cui si riferiscono.

g) Le riserve da valutazione comprendono quelle relative alle attività disponibili per la vendita, quelle iscritte in applicazioni di Norme e Leggi speciali e quelle a fronte delle partecipazioni.

h) Le esposizioni creditizie fuori bilancio rappresentate dalle garanzie rilasciate danno luogo ad accantonamenti nella misura in cui sia ritenuta probabile una fuoriuscita di risorse economiche per adempiere all'obbligazione legale. Dette esposizioni sono oggetto di un processo di valutazione analitica qualora vi sia un'elevata probabilità di default della singola posizione.

i) Con riferimento alle disposizioni di vigilanza contenute nella Circolare n. 285, parte II capitolo 14, in particolare alle disposizioni transitorie contenute nella Sezione II paragrafo II ultimo capoverso, in merito alla disciplina dei Fondi Propri, la Banca ha esercitato la facoltà prevista per il trattamento prudenziale dei profitti e delle perdite non realizzati relativi alle esposizioni verso Amministrazioni Centrali classificate nella categoria "attività finanziarie disponibili per la vendita" per la quale, a partire dall'1.1.2014 e per tutto il periodo previsto dalla normativa stessa, le minusvalenze e le plusvalenze registrate sui Titoli di Stato non incideranno nel calcolo dei Fondi Propri.

l) Cartolarizzazioni – cancellazione dal bilancio delle attività finanziarie cedute: nelle operazioni di cartolarizzazione, la cessione delle attività finanziarie ad una società veicolo, anche se pro soluto, comporta la cancellazione dal bilancio di tali attività (cosiddetta “derecogniton”), soltanto nell’ipotesi in cui vi sia un sostanziale trasferimento dei rischi e dei benefici.
Per le cartolarizzazione originate dalla Banca, alla data di perfezionamento dell’operazione, non si è proceduto ad
effettuare alcuna “derecognition” dal bilancio dei crediti, ancorché ceduti. La Banca ha mantenuto, infatti, il rischio di
credito associato al portafoglio cartolarizzato ed i relativi benefici, per il tramite della sottoscrizione della tranche dei
titoli junior, ossia dei titoli che sopportano il rischio delle prime perdite. Conseguentemente, nel bilancio della banca originator i crediti continuano a rimanere iscritti in bilancio, come “Attività cedute e non cancellate”; il corrispettivo incassato dalla cessione viene rilevato in contropartita di un debito verso la società veicolo. Per ulteriori dettagli si fa rinvio all’informativa riportata nella presente Nota Integrativa, in corrispondenza della “Parte E - Operazioni di cartolarizzazione”.

m) Operazioni di pronti contro termine: i titoli ricevuti nell’ambito di un’operazione che contrattualmente ne preveda obbligatoriamente la successiva vendita ed i titoli consegnati nell’ambito di una operazione che contrattualmente ne preveda obbligatoriamente il riacquisto, non sono rilevati e/o eliminati dal bilancio. Di conseguenza, nel caso di titolo acquistato con accordo di rivendita, l’importo pagato viene rilevato come credito verso clientela o banche, ovvero come attività finanziaria detenuta per la negoziazione; nel caso di titolo ceduto con accordo di riacquisto, la passività è rilevata nei debiti verso banche o verso clientela, ovvero fra le passività finanziarie di negoziazione. I proventi degli impieghi, costituiti dalle cedole maturate sui titoli e dal differenziale tra prezzo a pronti e prezzo a termine dei medesimi, sono iscritti per competenza nelle voci di conto economico relative agli interessi.

 

A.3 – Informativa sui trasferimenti tra portafogli di attività finanziarie


A.3.1 – Attività finanziarie riclassificate: valore di bilancio, fair value ed effetti sulla redditività complessiva.
Nel corso dell’esercizio 2015 la Banca non ha effettuato alcun trasferimento e/o riclassificazione del proprio portafoglio.
Le attività finanziarie, riclassificate nel corso dell’esercizio 2008 in applicazione della deroga prevista dallo IASB in data 13.10.2008 a parziale modifica dello Ias n. 39, sono state dismesse e/o giunte a scadenza.

 

A.4 – Informativa sul fair value.


Informazioni di natura qualitativa.
Il fair value è il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un’attività ovvero che si pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione nel mercato principale alla data di valutazione, alle correnti condizioni di mercato, indipendentemente dal fatto che quel prezzo sia osservabile direttamente o che venga stimato utilizzando
un’altra tecnica di valutazione. Il principio IFRS 13 stabilisce una gerarchia del fair value in funzione del grado di osservabilità degli input delle tecniche di valutazione adottate per le valutazioni delle attività/passività sottostanti; in particolare la gerarchia si compone di tre livelli.
Livello 1: il fair value dello strumento è determinato in base a prezzi di quotazione osservati su mercati attivi;
Livello 2: il fair value dello strumento è determinato in base a modelli valutativi che utilizzano input osservabili su mercati attivi, come ad esempio:
a) prezzi quotati per attività o passività similari;
b) prezzi quotati per attività o passività identiche o similari su mercati non attivi;
c) parametri osservabili quali tassi di interesse o curve di rendimento, volatilità implicite, tassi di default e fattori di illiquidità;
d) parametri non osservabili ma supportati e confermati da dati di mercato.
Livello 3: il fair value dello strumento è determinato sulla base di modelli valutativi che utilizzano prevalentemente input non osservabili su mercati attivi.
Ogni attività o passività finanziaria della Banca viene ricondotta alternativamente ad uno dei precedenti livelli, le cui valutazioni possono essere ricorrenti o non ricorrenti. Le tecniche di valutazione utilizzate per valutare il fair value sono applicate in maniera uniforme e con continuità nel tempo.

A.4.1- Livelli di fair value 2 e 3: tecniche di valutazione e input utilizzati.
In assenza di una quotazione su un mercato attivo, la misurazione del fair value di uno strumento finanziario avviene utilizzando tecniche valutative che massimizzano l'utilizzo di input osservabili sul mercato.
L’utilizzo di una tecnica di valutazione ha l’obiettivo di stimare il prezzo a cui avrebbe luogo una regolare operazione di vendita di una attività o di trasferimento di una passività tra operatori di mercato alla data di valutazione, alle condizioni di mercato correnti. In questo caso la valutazione del fair value può essere di Livello 2 o Livello 3 in funzione del grado di osservabilità dei parametri in input considerati nel modello di pricing.
In assenza di prezzi rilevabili su mercati attivi per l’attività o passività finanziaria da valutare, il fair value degli strumenti finanziari è determinato attraverso il cosiddetto “comparable approach” (Livello 2) che presuppone l’utilizzo di modelli valutativi alimentati da parametri di mercato. In questo caso la valutazione non è basata su quotazioni dello stesso strumento finanziario oggetto di valutazione (identical asset), ma su prezzi, credit spread o altri fattori desunti dalle quotazioni ufficiali di strumenti sostanzialmente simili in termini di fattori di rischio e caratteristiche di durata/rendimento,
utilizzando una data metodologia di calcolo (modello di pricing).
Nei casi in cui non sia disponibile la quotazione su un mercato attivo di uno strumento similare o le caratteristiche stesse dello strumento da valutare non consentano l’applicazione di modelli alimentati da input osservabili su mercati attivi, è necessario ricorrere a modelli valutativi che presuppongono l’utilizzo di parametri non direttamente osservabili sul mercato e che quindi comportano stime ed assunzioni da parte del valutatore (non observable input - Livello 3). In questi casi la valutazione dello strumento finanziario viene condotta utilizzando una data metodologia di calcolo che si basa su specifiche ipotesi riguardanti:
Lo sviluppo dei cash-flow futuri, eventualmente condizionati a eventi futuri cui possono essere attribuite probabilità desunte dall’esperienza storica o sulla base di ipotesi di comportamento;
Il livello di determinati parametri di input non quotati su mercati attivi, per la cui stima sono comunque privilegiate le informazioni acquisite da prezzi e spread osservati sul mercato. Nel caso non siano disponibili, si ricorre a dati storici del fattore di rischio specifico sottostante o a ricerche specializzate in materia (ad es. report di agenzie di rating o primari attori del mercato).

A.4.2 Processi e sensibilità delle valutazioni
Come richiesto dal principio IFRS 13, la Banca effettua per le attività finanziarie e per le passività finanziarie
valutate al fair value di livello 3, delle verifiche di sensitivity con riferimento al cambiamento di uno o più dei parametri non osservabili utilizzati nelle tecniche di valutazione impiegate per la determinazione del fair value. Nello specifico le attività finanziarie valutate al fair value di livello 3 sono del tutto marginali nel bilancio della Banca in quanto complessivamente sono 5,6 milioni di euro.

A.4.3 Gerarchia del fair value
Con riferimento alle attività e passività finanziarie valutate al fair value su base ricorrente, nell’ipotesi di effettuare passaggi
di livello, questi verrebbero eseguiti sulla base delle seguenti linee guida.
Per i titoli di debito, il passaggio da livello 3 a livello 2 avviene nel caso in cui i parametri rilevanti utilizzati come input
della tecnica di valutazione siano, alla data di riferimento, osservabili sul mercato. Il passaggio dal livello 3 al livello 1 si
realizza, invece, quando, alla data di riferimento, è stata verificata con successo la presenza di un mercato attivo. Il passaggio
da livello 2 a livello 3 si verifica quando, alla data di riferimento, alcuni dei parametri significativi nella determinazione del
fair value non risultano direttamente osservabili sul mercato.
Per gli strumenti di capitale iscritti tra le attività disponibili per la vendita il trasferimento di livello avviene:
Quando nel periodo si sono resi disponibili input osservabili sul mercato (es. prezzi definiti nell’ambito di transazioni
comparabili sul medesimo strumento tra controparti indipendenti e consapevoli). In questo caso, si procede alla riclassifica
dal livello 3 al livello 2;
Quando gli elementi direttamente o indirettamente osservabili presi a base per la valutazione sono venuti meno, ovvero non
sono più aggiornati (es. transazioni comparabili non più recenti o multipli non più applicabili). In questo caso si ricorre a
tecniche di valutazione che utilizzano input non osservabili.

Informativa di natura quantitativa

A.4.5 – Gerarchia del fair value
A.4.5.1 – Attività e passività valutate al fair value su base ricorrente: ripartizione per livelli del fair value.

Attività e passività valutate al fair value su base ricorrente: ripartizione per livelli del fair valueLegenda
Livello 1: fair value di uno strumento finanziario quotato in un mercato attivo;
Livello 2: fair value misurato sulla base di tecniche di valutazione che prendono a riferimento parametri osservabili sul mercato, diversi dalle quotazioni dello strumento finanziario;
Livello 3: fair value calcolato sulla base di tecniche di valutazione che prendono a riferimento parametri non osservabili sul mercato.

Attività finanziarie (Livello 3): le attività finanziarie disponibili per la vendita sono costituite per 3,0 Mln. da partecipazioni
non rilevanti in entità locali e/o società di servizi (per i dettagli si rimanda alla tabella 4.1 di questa Nota integrativa) e da
1,5 Mln. di titoli in società non quotate. I derivati di copertura per 1,076 Mln. sono costituiti da contratti IRS di copertura
del tasso di interesse su emissioni obbligazionarie a tasso fisso: pur non essendo quotati la valutazione viene effettuata da
un soggetto terzo sulla base di quanto indicato nella Sezione 6 Parte A di questa Nota integrativa.


A.4.5.2 – Variazioni annue delle attività valutate al fair value su base ricorrente (Livello 3).

Variazioni annue delle attività valutate al fair value su base ricorrente

Per le Attività finanziarie disponibili per la vendita non si rilevano variazioni degne di nota (diminuzione 0,3 Mln.) mentre
per i derivati di copertura la diminuzione di 0,996 Mln. è dovuta alla sopravvenuta scadenza dei contratti IRS come descritti
in calce alla tabella precedente.

A.4.5.3 – Variazioni annue delle passività finanziarie valutate al fair value su base ricorrente (Livello 3).

Variazioni annue delle passività finanziarie valutate al fair value su base ricorrente

Alla data del presente bilancio non ci sono passività finanziarie di livello 3, mentre nel precedente bilancio si registrava un
unico contratto IRS giunto a scadenza nel corrente anno.

A.4.5.4 Attività e passività non valutate al fair value o valutate al fair value su base ricorrente: ripartizione per livelli di fair
value.

Attività e passività non valutate al fair value o valutate al fair value su base ricorrente: ripartizione per livelli di fair value.

Legenda
Livello 1: fair value di uno strumento finanziario quotato in un mercato attivo;
Livello 2: fair value misurato sulla base di tecniche di valutazione che prendono a riferimento parametri osservabili sul mercato, diversi dalle quotazioni dello strumento finanziario;
Livello 3: fair value calcolato sulla base di tecniche di valutazione che prendono a riferimento parametri non osservabili sul mercato.

Tutte le voci di bilancio ricomprese in questa tabella presentano solo valori a “livello 3”: per i contenuti e per le variazioni
rispetto all’anno precedente si rimanda alle rispettive tabelle dell’attivo e del passivo di questa Nota integrativa.

A.5 Informativa sul C.D. ‘Day One Profit/Loss’

La Banca non presenta operazioni per le quali, all’atto dell’iscrizione iniziale degli strumenti finanziari non quotati in mercati
attivi, sia stata rilevata tale componente relativa al c.d. ‘day one profit/loss’.
Conseguentemente non viene fornita l’informativa prevista dal principio IFRS 7, par.28.