Relazioni

4 - La Banca

4 – LA BANCA

4.1 – RETE DISTRIBUTIVA

La rete di sportelli della Banca è il tradizionale punto di incontro con la clientela; essi costituiscono il luogo deputato alla personalizzazione di ogni rapporto. Infatti, anche nell’era della telematica e dell’operatività a distanza, è proprio nelle filiali che si realizza al meglio, grazie al rapporto fiduciario personale, l’interazione fra banca e cliente.
La relazione con la clientela ha infatti per la Banca di Pisa e Fornacette una valenza strategica primaria e ciò le ha sin qui assicurato un apprezzabile vantaggio competitivo nei confronti di altri operatori, consentendole, per questa via, una generazione di valore nel medio-lungo periodo. L’attenzione e la cura verso ciascun cliente costituiscono elemento identitario peculiare dell’Istituto e trovano coerente concretizzazione in filiale nei comportamenti del personale dedito alla relazione ed al servizio.
Anche per il futuro, gli sportelli sono destinati a mantenere un ruolo centrale nel nostro modo di fare banca, essendo il naturale luogo di incontro e di contatto con la clientela, alla quale vogliamo offrire un’assistenza personalizzata e qualificata. Siamo e vogliamo continuare a essere banca locale, viviamo perciò del diretto  contatto con il territorio e con quanti vi risiedono ed è proprio grazie alle filiali che la banca è percepita come una presenza affidabile e costante, come un punto di riferimento, su cui poter contare per dare vita a rapporti di lavoro destinati a durare nel tempo ed improntati a fiducia e collaborazione.
Tale impostazione ci ha consentito, anche nel passato esercizio, da un lato di acquisire la fiducia dei depositanti, dall’altro di svolgere un’attenta e professionale attività di erogazione del credito, incrementando e consolidando i rapporti con le famiglie, con gli imprenditori e con una pluralità di soggetti economici ed istituzionali.
A fine esercizio la rete territoriale era costituita da 23 sportelli (ivi compresi quelli abilitati al solo servizio di tesoreria di Enti), in linea con il passato esercizio. La congiuntura economica ha suggerito di non procedere a nuove aperture di sportelli bancari, rimandando ad un prossimo futuro la ripresa del piano di espansione, così come confermato anche dall’ultimo Piano Strategico, pur procedendo ad una riqualificazione della rete. Se infatti è rimasto invariato, come detto, il numero di sportelli, a febbraio 2014 si è deciso di chiudere quello di Marti (mantenendo in loco una struttura automatizzata al servizio della clientela) e di aprire una filiale a Santa Croce, zona già servita dalla vicina filiale di San Romano, ma che meritava e richiedeva una presenza ancora più forte.
Sul finire d’esercizio inoltre si è provveduto allo spostamento della filiale di Ponsacco in nuovi e più funzionali locali, nell’ottica di presidiare il territorio con sempre maggiore efficienza.
Allo stesso tempo, la Banca ha continuato a porre in essere una serie di interventi volti a migliorare le competenze commerciali e specialistiche degli operatori di filiale. A questi ultimi è infatti affidato il delicato compito di gestire il passaggio dallo sportello tradizionale alle forme più evolute di assistenza consulenziale alla clientela, ben sapendo che le operazioni standardizzate e massive sempre più troveranno soddisfazione invia automatizzata.
Coerentemente, assieme alla riqualificazione e al rafforzamento (quando possibile ed opportuno) della rete territoriale, la Banca ha dedicato energie ed investimenti anche agli altri canali distributivi, quello telematico anzi tutto, nella consapevolezza che la diversificazione rende più flessibile l’offerta a fronte dell’eterogeneità della clientela. La multicanalità si declina infatti in relazione al profilo sociale, professionale e pure anagrafico del cliente, allo scopo di fornire a ciascuno la più agevole via d’accesso ai prodotti e ai servizi della Banca. Nell’ambito delle nuove tecnologie, l’operatività via web ha dato ottimi risultati in termini di volumi nel corso del passato esercizio, tuttavia essa, pur nella sua rilevanza anche prospettica, va considerata complementare e non sostitutiva dell’attività tradizionale svolta attraverso le filiali, secondo una concezione, come detto, di multicanalità.
Una terza modalità di contatto e di gestione della clientela è quella svolta tramite accordi e collaborazioni con qualificati e selezionati mediatori creditizi, che hanno consentito di allacciare rapporti su alcune zone contigue a quelle di attuale operatività della Banca e di ampliare le possibilità di impiego delle risorse raccolte, diversificando ulteriormente (per zona e per settori) il rischio di credito. Al tempo stesso, tale approccio ha consentito, con oneri tutti sommato contenuti, di verificare l’appetibilità di queste nuove zone (una su tutte, la “Lucchesia”), in vista dell’apertura dello sportello nel capoluogo, avvenuta ad inizio 2015.

 

4.2 – RISORSE UMANE

L’attività svolta dal personale nel corso del 2014 si è mantenuta su livelli qualitativi estremamente elevati, a testimonianza dell’impegno e della collaborazione che tutti i dipendenti hanno profuso nel proprio lavoro.
L’efficienza, l’attenzione verso la clientela e la piena condivisione dei valori etici e morali, che storicamente contraddistinguono l’operato del personale, rimangono fonte di notevole soddisfazione per la Banca.
Il numero medio di dipendenti è stato nel 2014 di 192 unità, con un incremento di 10 unità rispetto al passato esercizio.
Selezionare, formare e qualificare le risorse umane è l’impegno irrinunciabile per qualsiasi azienda sana che voglia affermarsi sul mercato.
Per la Banca di Pisa e Fornacette si è trattato di una scelta imprenditoriale convinta e coerente con i valori aziendali, condotta da sempre sulla base di criteri meritocratici. La Banca ha potuto offrire anche nel passato esercizio ai propri collaboratori, uomini e donne, opportunità professionali di interesse, unite a cura nella formazione e ad un costante aggiornamento. Apprezzabile è stato il ritorno in termini di motivazione, preparazione, compattezza e condivisione dei valori aziendali, elementi che, insieme allo spirito di servizio e alle regole comportamentali, formano il modello operativo della Banca di Pisa e Fornacette nelle relazioni con la clientela. Il vantaggio competitivo che ne deriva ha da sempre contribuito concretamente al sostegno del processo di crescita che caratterizza l’Istituto da molti anni.
Principi di equilibrio e prudenza contraddistinguono l’attività quotidiana del personale, con l’obiettivo di favorire determinazioni consapevoli e adeguate ai profili della clientela, nell’ottica di relazioni di lungo periodo, trasparenti e corrette. Linee che la Banca alimenta tramite la rigorosa selezione dei neoassunti, adeguati piani formativi e l’efficace gestione delle risorse in forza alle unità operative centrali e periferiche.
Particolare cura è stata infatti riservata all’attività formativa, tramite corsi d’aula e multimediali.
Nel 2014 sono state erogate complessivamente 8.856 ore di formazione al personale dipendente di cui:
- 6.306 ore di aula (di cui 2.500 ore circa destinate agli apprendisti);
- 2.550 ore di formazione a distanza (di cui 1.200 ore circa destinate agli apprendisti).
La media di ore di formazione pro-capite è stata pari a 51 ore.
In tale contesto, risultano significativi i corsi attinenti ad ambiti normativi, tra i quali quelli relativi alla trasparenza dei servizi e delle operazioni bancarie, all’antiriciclaggio, alla privacy, alla salute e sicurezza dei lavoratori.
Quanto ai comparti operativi tipici, consolidate linee formative riguardano i crediti (istruttoria, garanzie, gestione e controllo delle posizioni affidate); i servizi di investimento, con particolare riferimento alla consulenza; la gestione della comunicazione con il cliente da parte degli operatori di sportello.
Le sinergie con il Gruppo CABEL hanno come sempre costituito un significativo punto di riferimento anche per la pianificazione dell’attività di formazione, che ha riguardato i principali settori operativi.
Nel 2014 le modalità di confronto e negoziazione con le Organizzazioni Sindacali, in continuità con quanto avvenuto negli anni precedenti, hanno confermato un corretto sistema di relazioni sindacali.

 

4.3 – “MISSION” AZIENDALE E BASE SOCIALE

In tema di “mission” aziendale, rappresentano per noi fondamentali punti di riferimento gli articoli 15 e 17 del nostro Statuto secondo i quali, “la Società assume, nell'ambito della zona di competenza territoriale, attività di rischio prevalentemente nei confronti dei propri soci” ed ha lo scopo di perseguire “il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche dei soci stessi” e di promuovere “lo sviluppo della cooperazione e l'educazione al risparmio e alla previdenza”.
Come sempre, il nostro impegno è stato volto anche nel passato esercizio a soddisfare le necessità di prodotti e servizi bancari (in primis il credito) dei Soci, oltre che della clientela. È la missione che ci contraddistingue quale banca di credito cooperativo e vi abbiamo provveduto con riferimento sia alle esigenze dei singoli, sia delle realtà locali dove operiamo. Sentiamo infatti nostro il compito di valorizzare le potenzialità di crescita economica e sociale proprie dei territori d’operatività, nel rispetto delle loro caratteristiche identitarie. I crediti a clientela sono risultati pari a 1.158 milioni e attestano la dimensione del nostro impegno, pure in una situazione congiunturale che si è mantenuta assai difficile.
Quella della Banca di Pisa e Fornacette è una precisa e convinta scelta di campo (oltre che propria cifra distintiva), in un’ottica di responsabilità sociale nel sostegno dell’economia del territorio, al cui sviluppo concorre a fianco delle imprese, delle famiglie e dei soggetti pubblici che ne sono espressione.
La volontà di contribuire allo sviluppo economico e sociale del territorio si manifesta pure nel sostegno finanziario ad una vasta gamma di iniziative. Tali interventi sono frutto di una visione solidaristica del mercato, nella quale al profitto si affiancano altri obiettivi, espressione di un’assunzione di responsabilità duratura nei confronti del contesto di appartenenza. Al riguardo, la Banca ha svolto un importante e riconosciuto ruolo in campo sociale a favore dello sviluppo della realtà locale in cui opera, ponendosi continuamente al centro di iniziative nell’ambito sociale, della solidarietà e per la valorizzazione del patrimonio artistico, culturale ed ambientale.
Il rapporto con il tessuto socio-economico di riferimento rappresenta per noi un valore fondamentale ed imprescindibile ed il legame con il corpo sociale si è mantenuto saldo anche nel 2014, sebbene in un contesto di generale incertezza economica e finanziaria; il totale dei Soci ha potuto così arrivare sino a 8654 unità.
La Banca intende consolidare il proprio impegno nel riservare attenzioni sempre più esclusive alla compagine sociale, per rafforzarne il senso di appartenenza e di partecipazione, nello spirito di cooperazione e mutualità, che evidenzia la matrice “cooperativa” della Banca.
In particolare, l’obbiettivo è il miglioramento e la valorizzazione della relazione con il Socio, affinché lo stesso ne percepisca ulteriormente i reali vantaggi, sia in termini di coinvolgimento che in termini di benefici economici sottostanti; ciò con l'obiettivo di ampliare e fidelizzare la base sociale in ogni fase dei suoi rapporti con la Banca. Le aree di intervento riguardano l’attribuzione di una serie di facilitazioni bancarie e di altro genere; è ad esempio in fase conclusiva il progetto di offrire ai Soci una “Carta” personalizzata multifinzione. È previsto, inoltre, un ventaglio di agevolazioni extra-bancarie riconosciute da selezionati partner, operanti in differenti settori merceologici.
Nel 2014 ha iniziato ad operare la “Fondazione della Banca di Fornacette onlus”, costituita con l’obbiettivo di consolidare ulteriormente il legame con il territorio d’origine e con quelli di più recente approccio. Essa ha operato nel campo assistenziale e solidale, culturale e scientifico con interventi diretti o sostenendo iniziative di terzi giudicate particolarmente meritevoli.
Si dà infine atto che è stato regolarmente assolto l’obbligo di contribuzione ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.
L’evoluzione della compagine sociale è rappresentata nella tabella che segue:

evoluzione della compagine sociale

4.4 - ANDAMENTO DELLA GESTIONE

Nei prospetti che seguono viene presentata ed analizzata l’evoluzione dei principali aggregati dell’esercizio 2014, raffrontati con i dati dell’esercizio precedente.

4.4.1 - LA RACCOLTA

Raccogliere risparmio, ben sapendo di poter offrire una remunerazione sempre più contenuta. Ecco i termini fondamentali della sfida che il sistema bancario nazionale ha dovuto affrontare nello scorso anno in ragione della particolare situazione economica e finanziaria venutasi a creare a livello generale. Il processo di progressiva riduzione dei saggi d’interesse, guidato dall’Autorità monetaria, ha modificato i termini del tradizionale scambio fra banche e risparmiatori. Il tasso di remunerazione, necessariamente su livelli assai ridotti, ha perso buona parte del suo potere d’attrazione e a prevalere è stata la fiducia nell’istituzione creditizia, elemento decisivo nelle scelte di allocazione delle risorse finanziarie.
La fiducia che la clientela riserva alla banca si regge naturalmente sulla convinzione del risparmiatore di tutelare in tal modo il proprio risparmio. Ai Soci ed ai clienti della Banca di Pisa e Fornacette tale garanzia è offerta anzi tutto da una gestione aziendale sana e profittevole, che trova riscontro nel positivo risultato economico dell’esercizio in esame. Vanno poi menzionate la professionalità, la correttezza e la trasparenza che da sempre caratterizzano l’offerta commerciale e la gestione delle relazioni. Continuiamo cioè a presentarci quale istituto solido, professionale ed affidabile, interessato a lavorare in un’ottica di medio lungo termine e in grado di soddisfare, grazie anche alle sinergie con le strutture specializzate del gruppo Cabel, le esigenze di ogni tipologia di clientela, anche la più esigente.
E con la fiducia è cresciuta pure la mole del risparmio affidato alla Banca, nonostante il livello dei tassi di interesse si sia dovuto progressivamente adeguare, come si diceva, alle dinamiche calanti dettate dai mercati e dai provvedimenti della Banca Centrale Europea. Del resto, i positivi risultati ottenuti dimostrano la validità del modello di business, il forte legame con la propria clientela e la capacità di reazione e di adattamento della Banca ai mutevoli scenari.
Ai citati elementi se ne aggiungono altri, tra cui uno in particolare merita di essere sottolineato: i nostri depositanti, i nostri Soci sanno che i loro risparmi saranno impiegati dalla Banca di Pisa e Fornacette a vantaggio anzitutto dei territori d’operatività, sanno perciò che contribuiscono al finanziamento delle economie alle quali loro stessi appartengono. Non è davvero cosa da poco, in un mondo sempre più globalizzato, nel quale i flussi finanziari tendono ad allontanarsi dalle aree che li hanno prodotti, guidati da criteri legati al solo rendimento immediato.
Ci siamo così guadagnati, in quanto banca al servizio del territorio, crescente credibilità, che trova significativo e immediato riscontro nei dati di seguito rassegnati.
In dettaglio, la raccolta diretta da clientela ammonta a 1.384 milioni di euro, con un incremento di oltre il 7% rispetto al passato esercizio; una dinamica soddisfacente, pure alla luce dell’andamento del sistema. E’ continuata, pur con la dovuta attenzione ai costi, l’attività di raccolta sul web, nell’ambito di quell’approccio alla multicanalità di cui si è fatto cenno, raccogliendo, nel corso dell’esercizio in rassegna, 78 milioni di euro e portando così il totale della raccolta web a fine anno a 405 milioni di euro (erano 327 a fine 2013).
Le diverse componenti della raccolta da clientela sono rappresentate nella tabella che segue:

componenti della raccolta da clientela

A questi dati sono da aggiungere componenti di raccolta, anch’essi rappresentati in bilancio nelle voci 20 (Debiti verso clientela) e 30 (Titoli in circolazione) del passivo, che non sono riconducibili alla attività con la clientela ordinaria. Più in particolare esse sono rappresentate dalla tabella che segue:

ALTRE COMPONENTI DELLA RACCOLTA

Anche sul versante della raccolta indiretta, l’attività della Banca è stata improntata alla primaria finalità di tutela del risparmio, esigenza che sicuramente è stata acuita dalla crisi economica e finanziaria; crisi che, se da un lato ha reso più difficile la formazione del risparmio, dall’altro ha ampliato i rischi legati alla sua allocazione. Venute meno molte delle certezze che nei decenni scorsi avevano assistito i risparmiatori nelle proprie scelte, il nostro sforzo è stato quello di fornire alla clientela tutta l’assistenza necessaria, senza trascurare quelle fasce che privilegiano gli strumenti più semplici. L’offerta commerciale (ampliata ed affinata, così da dare adeguata risposta a ogni esigenza, anche la più evoluta) è stata caratterizzata da trasparenza e rispetto della propensione individuale al rischio ed ha ricompreso prodotti relativi alla previdenza integrativa, ormai indispensabili per garantire in futuro adeguati trattamenti pensionistici. Il dato relativo alla raccolta indiretta da clientela, salita a 197 milioni (+ 45%) è lì a testimoniare la positiva risposta della clientela, frutto della fiducia di cui godiamo e di cui sentiamo la responsabilità.
Il parziale miglioramento del quadro generale non ha mutato radicalmente le scelte dei risparmiatori, ancora in parte condizionati dalle recenti notevoli criticità di mercato e da un certo clima di incertezza che continua a sussistere. Non priva di effetti è stata la politica monetaria particolarmente espansiva attuata dalla BCE, che, agendo sui tassi e ponendo in essere specifici interventi, ha sicuramente rappresentato un ulteriore elemento di stabilizzazione in ambito europeo.
In tale contesto, gli investitori hanno mostrato una contenuta fiducia, che ha in particolare trovato espressione nell’ambito del risparmio gestito. Infatti, in linea di continuità con il 2013, anche nel passato esercizio l’industria del risparmio gestito ha evidenziato una significativa crescita (il mercato nazionale ha segnato il record storico a oltre 1.500 miliardi), beneficiando di consistenti masse di raccolta netta e del positivo andamento dei mercati finanziari.
Le strutture della Banca (di sede e della rete), hanno operato con il tradizionale equilibrio, nell’intento di favorire, da parte della clientela, scelte di investimento consapevoli e coerenti con i rispettivi obiettivi e profili di rischio. Al riguardo, preme evidenziare che è stato ulteriormente affinato il servizio di consulenza di portafoglio ed arricchito il relativo percorso formativo del personale addetto.
La fiducia della clientela e la correttezza delle specifiche relazioni trovano espressione da un lato nell’incremento dei volumi – anche relativi al comparto del risparmio gestito – e dall’altro nell’esiguo numero di reclami ricevuti.
L’incremento registrato complessivamente sulla raccolta indiretta conferma altresì l’efficacia commerciale dell’azione svolta dall’unità di private banking, che si è dimostrata in grado di soddisfare, come detto, le aspettative anche di una clientela evoluta ed esigente.

Le variazioni intervenute sono rappresentate dalla tabella che segue:

Raccolta indiretta

4.4.2 – GLI IMPIEGHI

Il protrarsi a livello generale di una congiuntura economica negativa, che dalla stagnazione è scivolata verso la recessione, ha naturalmente condizionato il lavoro del sistema bancario. Balza all’occhio il perdurare della negativa dinamica del credito, motivata, sul fronte della domanda, dal comprensibile orientamento delle imprese a rinviare gli investimenti in beni strumentali, sul lato dell’offerta, dall’ancora sensibile crescita di sofferenze ed incagli.
Sul primo aspetto, essenzialmente legato alla crisi della domanda, la Banca non ha avuto ovviamente alcuna possibilità di concreto intervento.
Ci si è concentrati dunque sul secondo, vale a dire la qualità del credito, con il duplice fine di continuare ad erogare risorse finanziarie alle famiglie e alle imprese meritevoli e di tutelare al meglio le ragioni di credito relativamente alle posizioni soggette a tensioni, attraverso un’attenta attività di gestione e sorveglianza dei fidi concessi.
Nel 2014 la Banca di Pisa e Fornacette non ha fatto mancare il sostegno all’economia delle aree servite, ben sapendo che questa, lo si è detto poc’anzi, è la missione aziendale, vale a dire la ragione sociale sotto la quale essa opera. La generale tendenza alla riduzione dei tassi, attivi e passivi, ha permesso di offrire condizioni economiche appetibili, salva naturalmente la corretta remunerazione del rischio.
La selezione dei prenditori di credito, da sempre lavoro impegnativo e delicato, ha richiesto, in una congiuntura davvero critica, un esame in grado di arricchire la dimensione orizzontale dell’informazione quantitativa con quella verticale dell’approfondimento qualitativo. Per far ciò, si è operato per valorizzare al meglio sia le professionalità formatesi all’interno dell’azienda, sia la mole di notizie che la nostra rete periferica raccoglie grazie al diretto rapporto instaurato con le controparti affidate e alla conoscenza delle dinamiche economiche locali. È quest’ultima una caratteristica, lo abbiamo detto, che deriva dal nostro essere banca del territorio, capillarmente presente nelle aree servite; peculiarità, non ci stanchiamo di affermarlo, che dobbiamo valorizzare sempre più, per farne elemento di reale vantaggio competitivo.
La dimensione del lavoro svolto trova espressione nell’entità degli impieghi che, nonostante le dinamiche generali accennate, hanno sommato 1.158 milioni, in aumento del 4% circa sull’esercizio precedente.
Per quel che attiene ai crediti problematici, prudenza e realismo sono stati alla base della quantificazione delle relative rettifiche, che hanno innalzato il grado di copertura delle sofferenze su livelli elevati nell’ambito del sistema creditizio di riferimento: un’importante garanzia della qualità del portafoglio crediti della Banca.
L’aggregato netto dei crediti dubbi, costituito da crediti in sofferenza, incagliati, ristrutturati e scaduti, è salito a 163 milioni (+32%), pari al 14% degli impieghi a clientela rispetto ad un peso dell’11% dell’anno prima, essenzialmente a motivo delle perduranti difficoltà della congiuntura generale.
L’ammontare delle rettifiche complessive riferite ai crediti deteriorati è stato pari a 23,3 milioni (+26%), corrispondenti al 26,4% dell’importo lordo degli stessi, rispetto al 22,7% dell’anno precedente.
Le sofferenze nette, depurate delle svalutazioni, sono ammontate a 54 milioni (+14,7%), corrispondenti al 4,7% del totale dei crediti verso la clientela, a fronte del 4,2% del 31 dicembre 2013. Da sottolineare tuttavia che il tasso di crescita delle sofferenze nette è decisamente calato, passando dal +29,8% del 2013 al +14,7% dell’esercizio in rassegna.
A fronte delle perdite presunte sulle sofferenze in essere, le rettifiche di valore sono passate a circa 39 milioni (+44,7%), pari al 41,7% dell’importo lordo di tali crediti, rispetto al 36,2% dell’anno precedente. Se si tiene conto degli importi passati a conto economico in anni precedenti su posizioni già a sofferenza, per le quali la Banca, giova precisarlo, non ha rinunciato a far valere le proprie ragioni di credito, la copertura risulta ben maggiore, circa il 48%.
Alla dinamica degli impieghi, le diverse forme tecniche hanno contribuito in varia misura (dette voci sono riportate in maniera più articolata nella Nota Integrativa):

dinamica degli impieghi

4.4.3 – FINANZA

Si è già detto del clima di fiducia che nel 2014 ha caratterizzato i principali mercati azionari internazionali e che ha comportato un ritorno della propensione al rischio degli investitori. Elemento sicuramente determinante è stata la politica monetaria delle autorità centrali, che, attraverso una serie di interventi, hanno assicurato abbondante liquidità al sistema. Tale iniezione di liquidità, assieme al consolidamento, di là dall’Atlantico, della crescita dell’economia USA, ha fatto premio su potenziali elementi destabilizzanti, quali il drastico calo del prezzo del petrolio, alcune tensioni in aree “calde” del pianeta ed il rallentamento dell’economia cinese.
I mercati borsistici statunitensi hanno beneficiato della ripresa degli utili aziendali e del mercato del lavoro, mentre quelli europei, in progresso nella prima parte dell’anno, hanno poi ritracciato nei mesi successivi.
I mercati obbligazionari, soprattutto europei, si sono dimostrati particolarmente vivaci, con i tassi di interesse dei titoli governativi ai minimi storici. Infatti, complici gli acquisti effettuati o soltanto preconizzati dal lato delle principali banche centrali, si è assistito ad un progredire delle quotazioni – l’avvio coincidente col minimo, la chiusura col massimo – e connesso declinare dei rendimenti, in primis per emittenti sovrani periferici, quale l’Italia. L’elevata liquidità ha così trovato impiego non solo nel reddito fisso di qualità, ma anche in quello più remunerativo, per la crescente ricerca di valore da parte degli investitori; mentre il JP Morgan Global Bond Index è salito nell’anno dell’8,51%, l’europeo JP Morgan Emu Bond Index è infatti progredito del 13,53%.
Nello scenario sopra sinteticamente descritto, l’Ufficio Finanza della Banca ha operato con la consueta professionalità, assicurando al comparto efficienza e redditività.
Si ritengono rilevanti i seguenti comparti dell’attività finanziaria della Banca: mercato interbancario e liquidità aziendale, da un lato; portafoglio titoli di proprietà, dall’altro.
Quanto al primo, la condotta marcatamente espansiva della BCE ha tra l’altro evidenziato il sostanziale azzeramento dei tassi sul mercato dei depositi interbancari, con quelli overnight in negativo. Relativamente alle manovre non convenzionali, la BCE ha attuato due immissioni straordinarie di liquidità a medio termine a favore delle banche (T-LTRO), riservate all’erogazione di prestiti a famiglie e imprese.
L’operatività della tesoreria aziendale ha evidenziato la prevalenza delle operazioni di raccolta, con volumi concentrati sulle scadenze brevi sia sul Mercato Interbancario dei Depositi (e-MID), sia sul Mercato Interbancario Collateralizzato (MIC), nel quale gli scambi sono assistiti da garanzia.
A fine anno la Banca aveva in essere ancora un’operazione di finanziamento LTRO con la Banca Centrale Europea per 260 milioni, durata triennale e possibilità di rimborso anticipato, cui si sono aggiunti, in corso di esercizio, altri 100 milioni.
D’altro canto, si è ritenuto di partecipare alla nuova iniziativa di finanziamento della BCE (T-LTRO), finalizzata al sostegno finanziario di famiglie e imprese con l’obiettivo di stimolare l’economia reale. Alla Banca sono stati assegnati fondi per complessivi 55 milioni, tutti erogati a settembre 2014.
La posizione interbancaria netta segnava, a fine 2014, un saldo di 55 milioni, in diminuzione di 24 milioni rispetto ai 79 milioni del 31 dicembre 2013.
Nell’anno in rassegna la situazione di liquidità, monitorata con cadenza giornaliera, si è mantenuta costantemente ottimale ed adeguata all’operatività della Banca, come risulta anche dagli indicatori previsti dalla normativa e dalla regolamentazione interna.
Lo stock di attività finanziarie di elevata qualità stanziabili presso la BCE è stato nel periodo sempre consistente.
Per ciò che riguarda invece il secondo aspetto, il portafoglio della Banca, in linea di continuità con il passato, evidenzia la prevalenza di titoli di Stato domestici, significativamente aumentati, seppur in presenza di rendimenti in sensibile flessione, quale allocazione preferibile al mercato interbancario, che tuttora consente remunerazioni praticamente a zero, se non negative. La migliore predisposizione dei mercati per i titoli dell’area periferica e la contenuta duration di quelli in portafoglio, inferiore a due anni, hanno contribuito a contenere la rischiosità.
Si è dunque confermata l’impostazione di una politica finanziaria ispirata a criteri di elevata prudenza, quale componente di maggior rilievo delle scelte della Banca di Pisa e Fornacette; il portafoglio è stato infatti strutturato con un’ampia diversificazione fra le varie tipologie di investimento, cercando di privilegiare la solidità dei fondamentali e le prospettive di crescita, rispetto ai motivi speculativi.
Preme inoltre sottolineare che non sono mai stati presenti in portafoglio titoli deteriorati e/o titoli tossici.
Gli impieghi finanziari ammontavano a fine esercizio a 741 milioni. Per il dettaglio delle singole voci, si rimanda all’esauriente Nota Integrativa del Bilancio.
Il positivo andamento dei mercati finanziari ha consentito ritorni economici interessanti, in termini sia di avvaloramento, che di risultati da negoziazione. Il risultato complessivo dell’attività sul portafoglio titoli è positivo per 18,7 milioni, al netto di cedole per 11 milioni, rispetto ai 16,3 milioni del 2013, al netto anch’essi di cedole per 17,5 milioni.

4.4.4 – SERVIZIO ESTERO

Negli ultimi anni di crisi è apparso evidente che per molte aziende internazionalizzarsi non è più un’opportunità, ma una vera e propria necessità. Solo aprendosi ai mercati esteri è stato possibile per numerosi imprenditori portare avanti programmi di investimento e crescita che non avrebbero avuto senso alla luce del deciso calo della domanda interna italiana.
Le imprese che al manifestarsi dei primi segni della grande crisi globale hanno potuto e saputo aprirsi ai mercati esteri, abbracciando una qualche forma di internazionalizzazione mediante accordi con controparti locali e/o realizzando anche siti produttivi oltre confine, hanno goduto di migliori performance in termini di produttività, creazione di valore ed occupazione.
Nella consapevolezza della rilevanza dei fatti sopra sinteticamente esposti, la Banca di Pisa e Fornacette si è attivamente proposta alle aziende quale partner in grado non solo di assecondarle nell’ottenimento del credito, ma soprattutto di assisterle tramite servizi specialistici e un’attività consulenziale ad alto valore aggiunto.
L’attività di intermediazione svolta dal servizio deputato è stata complessivamente pari a 557 milioni di euro, in aumento del 19% rispetto all’esercizio precedente. Il buon andamento dei volumi di transazioni (oltre che del numero delle stesse) da e per l’estero dimostra l’efficienza dell’Ufficio e la preferenza accordataci dagli operatori del settore: negoziazione di documenti e garanzie estere hanno raggiunto quota 34 milioni, in aumento del 22% sull’esercizio passato. Tutto ciò ha generato un incremento dei flussi commissionali del 33%.

4.4.5 – LE PARTECIPAZIONI

Una componente a cui si è sempre dedicato particolare attenzione è senz’altro rappresentata dalle partecipazioni in soggetti economici e giuridici attivi sul territorio, con irradiazioni e finalità di significativo valore strategico.
In particolare, il maggiore interesse della Banca si concentra nella partecipazione nel “Gruppo Cabel”, che rappresenta, oltre che il presidio di un’assoluta autonomia economica ed istituzionale, la linfa del modello organizzativo ed operativo della Banca stessa. Grazie all’articolata gamma di servizi di alto valore strategico ed operativo, disponibili presso le società del Gruppo Cabel, la Banca è in grado di incontrare il mercato in modo efficiente e flessibile, valorizzando al meglio le proprie peculiarità di banca locale, vicina al cliente e alle sue molteplici esigenze.
Al di là comunque della valenza strategica, le partecipazioni della Banca esprimono anche un valore patrimoniale di rilievo e le più significative sono le seguenti:
Cabel Holding srl 11,2 milioni di euro;
Cabel Leasing spa 3,2 milioni di euro;
Cabel Industry srl 0,3 milioni di euro;
Merita infine un cenno la partecipazione totalitaria nella Sigest srl (30,6 milioni di euro), società immobiliare unipersonale, che “raccoglie” l’attività immobiliare della Banca.

4.4.6 – CONTO ECONOMICO ED UTILE D’ESERCIZIO

Le aspettative di una graduale ripresa in corso d’anno sono andate progressivamente deluse di fronte a un ciclo economico che ha manifestato segnali di ulteriore involuzione. Nonostante i significativi interventi della Banca Centrale Europea, che ha ridotto ai minimi storici i tassi e ha immesso nuova liquidità, la congiuntura si è mantenuta cedevole, con l’affacciarsi pure del pericolo deflazione. Nel frattempo, è continuato il processo di deterioramento della qualità del credito, che ha fortemente compromesso la redditività del settore bancario.
Le ripercussioni sono state invero significative per l’intero sistema creditizio e anche la nostra Banca, pur nel raggiungimento di risultati di oggettivamente soddisfacenti, ne è rimasta in parte condizionata. E’ indubbio infatti che l’operatività della Banca non ha potuto prescindere dal difficile contesto generale.
L’utile d’esercizio si è attestato a 3,4 milioni (+ 7%), un risultato che deve essere valutato alla luce di accantonamenti prudenziali, effettuati con criteri assolutamente oggettivi, per circa 23,3 milioni complessivi.
Il margine d’interesse si è attestato a 28,2 milioni, in progresso rispetto ai 23,4 del passato esercizio, con una forbice dei tassi che è aumentata.
La voce interessi attivi ha segnato un calo del 3,6%, su cui ha influito essenzialmente la riduzione dei tassi d’interesse dal lato sia degli impieghi a clientela, che soprattutto degli investimenti finanziari. A ciò si è contrapposta la costante azione della Banca volta a garantire il corretto equilibrio fra remunerazione e rischi assunti. Ha contribuito favorevolmente l’aumentata consistenza del portafoglio titoli, sia pure con rendimenti in decisa flessione, risentendo in particolare i titoli pubblici dell’attenuazione delle tensioni sui mercati.
Quanto agli interessi passivi, si è registrato un calo del 19,2%, a motivo della riduzione del costo della raccolta da clientela, in particolare sulle posizioni maggiormente onerose. Tutto ciò, a fronte, peraltro, di un incremento della raccolta stessa.
Le commissioni nette sono aumentate da 7,1 a 8,2 milioni, in ragione sia dell’incremento di quelle attive, che del calo di quelle passive. Su queste ultime ha pure influito la cancellazione, richiesta dalla Banca in estate, della garanzia di Stato (e degli oneri connessi) che era stata a suo tempo ottenuta nel 2012 su 125 milioni di obbligazioni della Banca da conferire in BCE.
Il risultato dell’attività finanziaria, positivo per 18,7 milioni, a fronte di quello di 16,3 milioni dell’anno precedente, ha goduto del favorevole andamento dei corsi dei titoli del cosiddetto debito sovrano. Ciò ha permesso di evidenziare consistenti plusvalenze e di contabilizzare anche utili da negoziazione.
Il margine d’intermediazione è passato pertanto da 46,9 a 55,2 milioni (+17,7%).
Come detto in esordio, il perdurare di uno scenario economico recessivo ha alimentato la spirale negativa tra caduta dell’economia e andamento dei crediti deteriorati. Conseguentemente, è stato giocoforza effettuare pure nell’esercizio in rassegna rettifiche in misura elevata, a fronte del peggioramento della qualità del credito, ma anche in ragione dell’adozione di criteri valutativi estremamente prudenziali.
Le rettifiche nette su crediti ammontano così a fine esercizio a 22,5 milioni, ai quali va sommata la voce 160 del Conto Economico (“Accantonamenti netti ai fondi per rischi ed oneri”), che vale poco meno di 1 milione. Il dato decisamente superiore a quello del passato esercizio risente degli effetti ritardati della maggior rischiosità dei prenditori di fondi e, come già cennato, dei criteri molto prudenziali adottati dalla nostra Banca nella valutazione del rischio e della capacità delle controparti di generare flussi di cassa idonei a rispettare i propri impegni.
Nonostante tali considerevoli accantonamenti, il risultato netto della gestione finanziaria si è assestato a 32,3 milioni, dai 29,8 dell’anno scorso.
Pur assicurando alla Banca le risorse umane e materiali necessarie allo sviluppo della stessa, si è cercato di mantenere adeguato presidio sui costi operativi, che hanno tuttavia registrato un incremento, valendo 27,5 milioni a fine esercizio (ex 24,8). Il rapporto costi operativi/margine d’intermediazione, il così detto “cost income ratio”, è tuttavia sceso al 49,9% rispetto al 53% dello scorso esercizio, nonostante siano state accantonate competenze a favore del personale dipendente già maturate, ma ancora da erogare (quota di competenza degli esercizi precedenti 604 mila euro).
Il risultato dell’operatività corrente, tenuto conto della voce utile su partecipazioni di 652 mila euro, ha pertanto segnato 5,4 milioni.
L’esercizio 2014 si è infine chiuso, come si è accennato in apertura, con un utile netto di 3,4 milioni di euro, che, secondo la ripartizione che si propone, consente di incrementare il patrimonio a 141 milioni di euro:

Ripartizione dell'utile

Con questa ripartizione, il valore delle azioni della Banca salirà quindi a 69,65 euro e ai Soci andrà una remunerazione complessiva (rivalutazione e dividendo) dell’1% lordo. Sulla base dell’andamento reddituale dell’esercizio e delle raccomandazioni che l’Organo di vigilanza ha rivolto all’intero ceto bancario, come pure dei tassi che esprime attualmente il mercato, il Consiglio di Amministrazione ritiene che tale remunerazione complessiva possa costituire un giusto punto di equilibrio fra le esigenze dei Soci e quelle di autofinanziamento.