Bilancio

F: Informazioni sul patrimonio

Parte F – Informazioni sul patrimonio

Sezione 1- Il patrimonio dell’impresa

Informazioni di natura qualitativa

La necessità di disporre per le banche di un patrimonio adeguato è stata resa ancora più inderogabile dalla crisi sistemica in essere e dalle sempre più stringenti normative in materia emanate dagli Organi di vigilanza.
La Banca ha sempre avuto una grande attenzione alla componente patrimoniale e alla definizione delle dimensioni dello stesso al fine di garantire un profilo patrimoniale adeguato alla propria dimensione e ai rischi assunti nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa di vigilanza.
La Banca è soggetta ai requisiti di adeguatezza patrimoniale stabiliti dal Comitato di Basilea secondo le regole definite dalla Banca d’Italia. Tali regole prevedono una specifica nozione di patrimonio di vigilanza, distinta dal patrimonio netto contabile, determinata come somma algebrica di componenti positivi e negativi, la cui computabilità viene ammessa in relazione alla qualità patrimoniale riconosciuta agli stessi. Nel corso dell’anno e su base trimestrale la Banca effettua un monitoraggio del rispetto dei coefficienti di vigilanza intervenendo, laddove necessario, con appropriate azioni di indirizzo e controllo sugli aggregati patrimoniali.
Fino al 31 dicembre 2013 il patrimonio di vigilanza è stato determinato in base alle disposizioni contenute nella circolare n. 155/91 della Banca d’Italia. Nel corso del 2013 è stata approvata la direttiva 2013/36/UE - “CRD IV” - ed il Regolamento (UE) n. 575 - “CRR” - che traspongono nell’Unione Europea gli standard definiti dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria. Le nuove norme sono entrate in vigore a partire dal 1° gennaio 2014 secondo i dettami stabiliti dalla circolare di Banca d’Italia n. 285/2013. Il nuovo assetto normativo è funzionale a rafforzare la capacità delle banche di assorbire shock derivanti da tensioni finanziarie ed economiche, indipendentemente dalla loro origine, a migliorare la gestione del rischio e la governance, a rafforzare la trasparenza e l'informativa delle banche, tenendo conto degli insegnamenti della crisi finanziaria. E’ stato mantenuto l’approccio basato su tre Pilastri anche alla base del precedente accordo sul capitale noto come Basilea 2, accordo che è stato integrato e rafforzato con misure che accrescono la quantità e la qualità della dotazione di capitale degli intermediari, introducono strumenti di vigilanza anticiclici, norme sulla gestione del rischio di liquidità e sul contenimento della leva finanziaria. In particolare, il Primo Pilastro è stato rafforzato attraverso una definizione maggiormente armonizzata del capitale e più elevati requisiti di patrimonio.
I “Fondi Propri” (nuova definizione del patrimonio di vigilanza) sono pari alla somma del “Capitale di classe “1 (Tier 1) e del “Capitale di classe 2” (Tier 2).
Il “Capitale di classe 1” è pari, a sua volta, alla somma di:
a) “Capitale primario di classe 1” (Common Equity Tier 1 – CET1)
b) “Capitale aggiuntivo di classe 1” (Additional Tier1 – AT1)
Le nuove regole di vigilanza prevedono un regime transitorio con l’introduzione graduale (phase in) di parte della nuova disciplina sui Fondi Propri e sui requisiti patrimoniali lungo un periodo generalmente di 4 anni e regole di grandfathering per la computabilità parziale dei pregressi strumenti di capitale che non soddisfano tutti i requisiti prescritti dal CRR per gli strumenti patrimoniali.
Tra le novità normative del 15° aggiornamento della circolare Banca d’Italia n. 263 è stato introdotto l’obbligo in carico alle banche di formalizzare in un unico documento il proprio quadro di riferimento per la determinazione della propensione al rischio (Risk Appetite Framework - “RAF”), le politiche di governo dei rischi adottate ed il processo di gestione dei rischi. Tale documento si affianca al processo di autovalutazione dell’adeguatezza patrimoniale del Gruppo eseguito sempre su base annuale con i dati consuntivi e previsionali al 31 dicembre dell’anno successivo (ICAAP - Internal Capital Adequacy Assessment Process). Il Consiglio di Amministrazione della Banca ha approvato il primo RAF nella seduta del 24 giugno 2014. In tale ambito sono stati declinati anche gli obiettivi di adeguatezza patrimoniale. La declinazione degli elementi costituenti del RAF avviene attraverso l’utilizzo di opportuni parametri quali il risk appetite, risk tolerance e risk capacity. Nel corso del secondo semestre 2014 gli obiettivi e limiti operativi approvati nel RAF sono stati oggetto di monitoraggio da parte della funzione di controllo dei rischi che ha verificato il posizionamento del risk profile rispetto al livello di propensione al rischio definito (risk appetite), alle soglie di tolleranza definite (risk tolerance) ed al massimo rischio assumibile (risk capacity). 
La Banca è sempre stata sensibile all’aspetto patrimoniale riservando particolare attenzione al binomio cliente/socio e perseguendo politiche di rafforzamento del patrimonio stesso attraverso l’ampliamento della base sociale prima e attraverso l’accrescimento del capitale, con la sottoscrizione di ulteriori quote da parte dei “vecchi” soci, dopo. I mezzi finanziari raccolti, unitamente agli utili accantonati, hanno permesso alla Banca di espandersi in modo armonico e di guardare con sufficiente tranquillità alle sfide future. 

 

B. In formazioni di natura quantitativa

B.1 Patrimonio dell’impresa: composizione.

Patrimonio dell’impresa: composizione

B.2 Riserve da valutazione delle attività finanziarie disponibili per la vendita: composizione.

Riserve da valutazione delle attività finanziarie disponibili per la vendita: composizione.

Il comparto delle attività finanziare disponibili per la vendita, composto principalmente da titoli governativi dello Stato italiano con vita residua media inferiore ai due anni, presenta a fine 2014 un maggior valore rispetto ai prezzi di acquisto di 1.083 mila euro (1.301 meno 218) contro i 897 mila euro (1.355 meno 458) di maggior valore rispetto all’anno precedente. Quindi la riserva sulle attività finanziarie disponibili per la vendita passa, per effetto dei valori espressi dal mercato di riferimento, da più 897 a più 1.083, con effetto in termini patrimoniali di 186 (confronta voce n. 100 del prospetto analitico della redditività complessiva - Parte D).

Gli importi di questa tabella sono al netto del relativo effetto fiscale.

B.3 Riserve da valutazione delle attività disponibili per la vendita: variazioni annue.

Riserve da valutazione delle attività disponibili per la vendita: variazioni annue.

In questa tabella viene evidenziato il risultato d’esercizio del comparto “attività disponibili per la vendita” che per l’anno 2014 registra un maggior valore dei titoli che lo compongono per euro 1.083 causato dalla variazione dei prezzi di mercato registrati a fine anno 2014 rispetto ai prezzi originari di acquisto: il comparto è caratterizzato principalmente dalla presenza di titoli di Stato con adeguato rating e da una vita residua media inferiore ai 2 anni (duration pari ad 1,63).

Le voci 2.3 e 3.4 “Altre variazioni” contengono l’effetto fiscale (imposte anticipate/differite) delle riserve da valutazione.

 

Sezione 2 – I fondi propri e i coefficienti di vigilanza

2.1 Fondi propri.

A. Informazioni di natura qualitativa.

Il profilo patrimoniale di vigilanza è monitorato e misurato periodicamente in termini di adeguatezza patrimoniale, indice di patrimonializzazione, struttura finanziaria e coefficienti prudenziali ed altri istituti di vigilanza (concentrazione dei rischi e ulteriori regole prudenziali).
Fino al 31 dicembre 2013 il patrimonio di vigilanza è stato determinato in base alle disposizioni contenute nella circolare n. 155/91 della Banca d’Italia. Nel corso del 2013 è stata approvata la direttiva 2013/36/UE - “CRD IV” - ed il Regolamento (UE) n. 575 - “CRR” - che traspongono nell’Unione Europea gli standard definiti dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria. Le nuove norme sono entrate in vigore a partire dal 1° gennaio 2014 secondo i dettami stabiliti dalla circolare di Banca d’Italia n. 285/2013.

I “Fondi Propri” (nuova definizione del patrimonio di vigilanza) sono pari alla somma del “Capitale di classe “1 (Tier 1) e del “Capitale di classe 2” (Tier 2).
Il “Capitale di classe 1” è pari, a sua volta, alla somma di:
a) “Capitale primario di classe 1” (Common Equity Tier 1 – CET1)
b) “Capitale aggiuntivo di classe 1” (Additional Tier1 – AT1)
Dal 2014 per i gruppi bancari, il livello di “Capitale primario di classe 1” (Common Equity Tier 1 – CET1) deve essere pari almeno al 7% delle attività ponderate per il rischio, di cui il 4,5% a titolo di requisito minimo e il 2,5% a titolo di “riserva di conservazione del capitale” (c.d. Capital Conservation Buffer - CCB).
Il capitale di classe 1 (Tier 1) deve essere almeno l’8% (8,5% a partire dal 2015) di cui il 5,5% (6% a partire dal 2015) a titolo di requisito minimo e il 2,5% a titolo di riserva di conservazione del capitale.
Il livello del totale dei fondi propri (Total Capital Ratio) deve essere almeno il 10,50% delle attività ponderate per rischio, di cui l’8% a titolo di requisito minimo e il 2,50% a titolo di riserva di conservazione del capitale.
Le informazioni quantitative del patrimonio di vigilanza e delle attività a rischio sono state determinate sulla base delle disposizioni di aggiornamento emanate per tener conto dell’applicazione dei nuovi principi contabili IAS/IFRS.

Comunicazione in merito ai filtri prudenziali del portafoglio “Attività disponibili per la vendita”.

Informativa riveniente dal Provvedimento del Governatore della Banca d’Italia del 18.5.2010: ai sensi della nota di emanazione della nuova Circolare della Banca d’Italia n. 285, si è provveduto ad esercitare l’opzione entro il termine definito. Essa rimarrà in vigore fino a quando la Commissione Europea non avrà adottato un regolamento che approvi l’applicazione dell’IFRS n. 9 in sostituzione dello IAS n. 39. La suddetta opzione permetterà alla Banca, a partire dall’esercizio 2014, di escludere dal computo del patrimonio di vigilanza la quota di riserve da valutazione connessa ai titoli emessi dalle Amministrazioni Centrali dei Paesi appartenenti all’Unione Europea e facenti parte del portafoglio titoli classificato nelle “Attività finanziarie disponibili per la vendita”.

1. Capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1 – CET 1)

Gli elementi positivi del capitale primario di classe 1 sono rappresentati dal capitale sociale, dai sovrapprezzi di emissione, dalle riserve e dalla quota di utile dell’esercizio 2014 che, nel presupposto di approvazione della proposta di riparto da parte dell’assemblea dei soci, verrà destinata a riserve; gli elementi negativi sono costituiti dalle immobilizzazioni immateriali (voce 120 dell’attivo), dall'eccedenza degli elementi da detrarre dal capitale aggiuntivo di classe 1 rispetto allo stesso capitale aggiuntivo di classe 1 e dagli investimenti significativi in strumenti di CET 1 di altri soggetti del settore finanziario.
Il rapporto tra il capitale primario di classe 1 ed il reciproco dei rischi delle attività dell’impresa determina un coefficiente denominato “CET1 capital ratio”.

Capitale aggiuntivo di classe 1 (Additional Tier 1 – AT1)

La Banca non presenta strumenti finanziari computabili nel capitale aggiuntivo di classe 1.

2. Capitale di classe 2 (Tier2 – T2)

Il capitale di classe 2 è costituito da prestiti subordinati computabili integralmente per il 2014 oltre ad ulteriori prestiti subordinati computabili parzialmente sulla base delle disposizioni transitorie (cd. grandfathering).

Per i dettagli dei prestiti subordinati emessi alla data del 31.12.2014 si rimanda alla Sezione n. 3 – Titoli in circolazione, del passivo di questa nota integrativa.

Il rapporto tra i fondi propri (T1 più T2) ed il reciproco dei rischi delle attività dell’impresa determina un coefficiente denominato “TCR - Total Capital Ratio”.

 

B. Informazioni di natura quantitativa

Capitale di classe 2 (Tier2 – T2)

Le modifiche normative introdotte a decorrere dal 1.1.2014 non consentono di fornire una rappresentazione comparativa con i dati dell'anno precedente (il 2013). In ogni caso si riporta di seguito la tabella dell'anno precedente per eventuali confronti:

Capitale di classe 2 (Tier2 – T2)

Le nuove norme di vigilanza per le banche, in tema di "Fondi Propri" (ex Patrimonio di Vigilanza), hanno profondamente modificato la computabilità di talune voci di bilancio nella determinazione appunto dei "Fondi Propri": in particolare per questa banca la nuova normativa ha fatto venir meno la computabilità della riserva di rivalutazione delle partecipazioni nel capitale di classe 2 e, sulla base dell'interpretazione restrittiva di quanto disposto dall'articolo n. 63 del CRR fornita da parte dell'European Banking Authority (EBA), a partire dal 31.12.2014 è stato considerato integralmente non computabile nel capitale di classe 2 il prestito subordinato n. 304 (vedere tabella 3.2, Dettaglio della voce 30 “Titoli in circolazione”: titoli subordinati) del valore nominale complessivo di 10 milioni, emesso il 28.12.2012 con scadenza 28.12.2018.

Oltre alle novità normative è da precisare che il calcolo dei Fondi Propri al 31.12.2014 risente, rispetto all'analogo calcolo al 31.12.2013, dell'esercizio dell'opzione sulla "sterilizzazione" delle plus e delle minus sui titoli Governativi contabilizzati nel comparto AFS (vedere nota nella Parte A di questa nota integrativa alla lettera i della Sezione n. 17 "Altre informazioni").

I Fondi Propri complessivi a fine 2014, se messi a confronti con il Patrimonio di Vigilanza a fine 2013 (dati non omogenei a causa delle modifiche alla normativa sopra citate), risultano diminuiti di 10,2 milioni a causa della riserva da valutazione delle partecipazioni (meno 7,2 milioni), del prestito subordinato (meno 8,0 milioni), solo parzialmente compensati dal maggior capitale (più 5,0 milioni) in virtù di un buon apporto in termini di sottoscrizioni di nuovo capitale ( ha risentito positivamente della politica di rafforzamento del capitale sociale per le nuove sottoscrizioni di azioni da parte dei soci).

 

2.2 Adeguatezza patrimoniale

A. Informazioni di natura qualitativa

Il potenziamento patrimoniale è sempre stato uno degli obiettivi principali perseguito dalla Banca. I vari profili di rischio delle attività vengono monitorati costantemente, al fine di perseguire un adeguato equilibrio tra il patrimonio ed i rischi.

Le politiche patrimoniali della banca si propongono, da un lato, di garantire che la base patrimoniale sia coerente con il grado di rischio complessivamente assunto e con i piani di sviluppo aziendale e, dall’altro di cercare di ottimizzare la composizione del patrimonio, ricorrendo a diversi strumenti finanziari, allo scopo di minimizzarne il costo. Essendo la Banca una banca di tipo tradizionale, i fondi propri (nuova definizione del patrimonio di vigilanza) devono innanzitutto garantire la copertura dei rischi di credito, di mercato ed operativo.

Trimestralmente il rispetto dei requisiti è verificato in sede di predisposizione delle periodiche segnalazioni inviate all’Organo di Vigilanza. Nel resoconto annuale sulla adeguatezza patrimoniale (ICAAP) inviato a Banca d’Italia sono contenuti i principi guida delle verifiche sull’adeguatezza patrimoniale in relazione al grado di rischio proprio delle varie voci. In base alle disposizioni di vigilanza prudenziale il requisito patrimoniale complessivo è pari alla somma dei requisiti patrimoniali prescritti a fronte dei rischi di credito, controparte, mercato e operativo. Nell’ambito dell’ICAAP (Internal Capital Adequacy Assessment Process) il Consiglio di Amministrazione della Banca, alla fine di aprile di ogni anno effettua il processo di autovalutazione dell’adeguatezza patrimoniale con i dati consuntivi dell’esercizio e previsionali di quello successivo. In tale ambito viene quantificato il capitale complessivo che nel caso della Banca corrisponde prudenzialmente ad una quota percentuale dei fondi propri (definita anno per anno). Tale capitale complessivo è posto a presidio non solamente dei rischi di primo pilastro, ma anche di tutti quelli individuati in fase di analisi che potrebbero ostacolare o limitare la Banca nel pieno raggiungimento dei propri obiettivi strategici e, pertanto, da sottoporre a misurazione o valutazione (cd. rischi di secondo pilastro).
Per la valutazione della solidità patrimoniale assume notevole rilevanza il “Tier 1 Capital Ratio”. Questo requisito, che è espresso dal rapporto tra i Fondi Propri e il complesso delle attività aziendali ponderate in relazione al grado di rischio proprio di ciascuna di esse, per l’anno 2014 risulta essere 12,12% contro il 13,76% dell’anno 2013.

B Informazioni di natura quantitativa

La riga B.6 relativa al 2013 riporta la riduzione del 25% prevista per le banche appartenenti a Gruppi Bancari fino al 31.12.2013.

Oltre alle considerazioni già espresse in calce alla tabella B dei "Fondi Propri" in merito alle modifiche alle norme di vigilanza sulla computabilità nei "Fondi Propri" stessi di talune voci di bilancio, occorre evidenziare anche che, sempre a seguito delle suddette novità normative, a decorrere dall'esercizio 2014 è venuta meno la riduzione del 25% delle attività ponderate per le banche appartenenti a Gruppi Bancari (la Banca appartiene al Gruppo Bancario Banca di Fornacette). Quindi l'indice "Tier1 Capital Ratio" del 2014 non è calcolato con gli stessi criteri di quello calcolato per il 2103.

Gli indicatori di rischio evidenziano un calo di oltre un punto e mezzo percentuale (1,64) del Tier 1 e di oltre 4 punti percentuali (4,06) del Total Capital Ratio passati rispettivamente da 13,76 a 12,12 e da 16,63 a 12,57 a fronte delle considerazioni espresse in merito alle modifiche normative di vigilanza con decorrenza 1.1.2014.

Adeguatezza patrimoniale