Relazioni

2 - Scenario macroeconomico

2 - SCENARIO MACROECONOMICO

2.1 - NEL MONDO

Con una tendenza in graduale miglioramento, il 2013 ha sostanzialmente replicato le risultanze del 2012: il PIL mondiale è aumentato circa del 3%, confermando l’ampia disparità tra le economie avanzate, appena sopra l’1%, e le emergenti, poco sotto il 5%.
L’espansione dell’attività economica mondiale e del commercio prosegue, ma con segnali di debolezza in alcuni paesi emergenti. Gli Stati Uniti sono cresciuti dell’1,9%, in rallentamento rispetto al 2012, a causa soprattutto dagli investimenti, saliti «solo» del 4,4%, a raffronto del precedente 8,3%. La spesa pubblica ha segnato -2,2%, mentre i consumi delle famiglie sono progrediti del 2%. La Federal Reserve ha mantenuto, oltre ai tassi ufficiali bassissimi, gli interventi non convenzionali a sostegno dell’economia, rinfrancata da un’inflazione che, oscillando tra un minimo dell’1 e un massimo del 2%, ha chiuso l’esercizio a metà tra i due estremi. L’avvio della riduzione degli acquisti di titoli da parte della FED non ha aumentato la volatilità sui mercati finanziari e dei cambi.
La crescita nelle economie emergenti continua; su di essa gravano tuttavia rischi al ribasso connessi con condizioni finanziarie globali meno espansive. Nei principali paesi emergenti l’attività economica ha fra l’altro mostrato andamenti differenziati. Nel terzo trimestre del 2013 la crescita si è rafforzata in Cina (al 7,8 per cento, sul periodo corrispondente), sulla spinta delle misure di sostegno agli investimenti e alle esportazioni varate nell’estate. L’aumento del prodotto è invece rimasto moderato in India (al 4,8 per cento), nonostante il forte deprezzamento della rupia e il recupero della produzione nel settore agricolo; il PIL ha rallentato in Brasile (al 2,2 per cento) e ha continuato a ristagnare in Russia; l’impatto delle tensioni con la Russia a seguito della recente crisi ucraina è stato finora contenuto; l’eventuale inasprimento di tali tensioni potrebbe ripercuotersi sull’area dell’euro attraverso i prezzi e le forniture di energia e, in misura minore, mediante gli scambi commerciali con la Russia.
I dati più recenti indicano che il commercio mondiale avrebbe accelerato nel quarto trimestre del 2013, dopo essersi già rafforzato nel terzo (al 4,9% sul periodo precedente e in ragione d’anno, dall’1,2 nel secondo). Questi andamenti sono coerenti con una crescita attorno al 3% per il complesso dell’anno.
L’inflazione nei paesi avanzati è rimasta su livelli molto contenuti. A novembre 2013 l’indice dei prezzi al consumo era cresciuto dell’1,2% sul periodo corrispondente negli Stati Uniti e del 2,1 nel Regno Unito; in Giappone la variazione dell’indice generale dei prezzi, tornata positiva dall’estate scorsa, ha raggiunto l’1,6%; i primi dati del 2014 confermano un tale scenario di bassa inflazione. Tra i paesi emergenti, la dinamica dei prezzi al consumo resta elevata in India, in Brasile e in Russia, pur con segnali di attenuazione ad inizio del corrente anno.
In tema di politiche monetarie, la FED ha avviato la riduzione dello stimolo monetario, ma ribadito al contempo che l’orientamento della politica monetaria rimarrà espansivo ancora a lungo. Anche nel resto dei paesi avanzati, le politiche sono state e resteranno per un po’ accomodanti, mentre nelle principali economie emergenti dallo scorso autunno le politiche monetarie hanno assunto un’intonazione meno accomodante. In Cina la Banca centrale ha ridotto il ritmo di espansione della liquidità per frenare quello del credito; in India (in ottobre) e in Brasile (in ottobre, novembre e gennaio) le autorità hanno innalzato i tassi di riferimento di politica monetaria per contenere le pressioni inflazionistiche e contrastare il deflusso di capitali.

 

 

2.2 - Nell'area Euro

Quanto all’area dell’euro, il dato tendenziale di crescita del PIL dell’ultimo trimestre (+0,5%), dopo sette consecutivamente in negativo, ha permesso di limitare il passivo dell’anno a -0,4%. La crescita annua della Germania (+0,6%), benché inferiore di tre decimi all’anno precedente, è il frutto di una notevole accelerazione fra il primo trimestre (-0,3%) e l’ultimo (+1,4%). Più ridotta la complessiva performance della Francia (+0,3%), comunque in lieve miglioramento sul 2012 (+0,1%); ancora in recessione la Spagna (-1,2%) e, più gravemente, la Grecia (-3,7%). I pur timidi progressi realizzati dall’area nella sua globalità hanno leggermente attenuato la disoccupazione, pari all’11,9% a fine 2013. Merito forse degli ulteriori due tagli di venticinque centesimi al costo del denaro apportati a maggio e novembre dalla BCE (con il tasso di riferimento sceso al minimo storico dello 0,25%), indotta, se non addirittura sospinta, da una dinamica dei prezzi in forte calo, sino al limite della deflazione, dal 2,2% di fine 2012 allo 0,8 di dodici mesi dopo.
Nel quarto trimestre del 2013, il PIL dell’area dell’euro ha continuato a recuperare, sospinto dal contributo positivo dell’interscambio con l’estero e dalla spesa per investimenti fissi lordi; i consumi delle famiglie sono rimasti pressoché invariati. Pur con differenze nell’intensità, nel quarto trimestre l’attività economica è aumentata in tutte le maggiori economie dell’area. L’economia tedesca ha beneficiato del nuovo rialzo delle esportazioni e della spesa per investimenti; in Francia la crescita ha interessato tutte le principali componenti della domanda, con l’eccezione delle scorte. In Italia si è registrata la prima variazione positiva dopo nove trimestri di recessione.
In ogni caso, la debolezza dell’attività economica si riflette in una dinamica molto moderata dei prezzi al consumo, che si traduce in tassi di interesse più elevati in termini reali e in una più lenta riduzione dell’indebitamento privato e pubblico.

 

2.3 - In Italia

In Italia il PIL, sostenuto dalle esportazioni e dalla variazione delle scorte, ha interrotto la propria caduta nel terzo trimestre del 2013. Gli indici di fiducia delle imprese sono ancora migliorati in dicembre, collocandosi sui livelli osservati all’inizio del 2011.
Il quadro congiunturale è tuttavia ancora molto diverso a seconda delle categorie di imprese e della localizzazione geografica. Al miglioramento delle prospettive delle imprese industriali di maggiore dimensione e di quelle più orientate verso i mercati esteri, si contrappone un quadro ancora sfavorevole per le aziende più piccole, per quelle del settore dei servizi e per quelle meridionali.
Nonostante i primi segnali di stabilizzazione dell’occupazione e di aumento delle ore lavorate, le condizioni del mercato del lavoro restano difficili. Il tasso di disoccupazione, che normalmente segue con ritardo l’andamento del ciclo economico, ha raggiunto il 12,3% nel terzo trimestre ed è ulteriormente salito nel bimestre ottobre-novembre.
Nel terzo trimestre del 2013 si è attenuata la flessione dei consumi delle famiglie; essi restano però frenati dalla debolezza del reddito disponibile e dalle difficili condizioni del mercato del lavoro.
L’inflazione in Italia ha continuato a diminuire, più di quanto previsto alcuni mesi fa, scendendo allo 0,7% in dicembre. Anche l’inflazione di fondo, calcolata al netto delle componenti più volatili, è scesa allo 0,9%. La debolezza della domanda ha contenuto i prezzi fissati dalle imprese in misura più accentuata che in passato; l’aumento dell’IVA di ottobre è stato traslato solo in piccola parte sui prezzi finali.
Il saldo di parte corrente della bilancia dei pagamenti è tornato positivo nel 2013; l’avanzo dovrebbe ancora aumentare, pur in presenza di un incremento delle importazioni indotto dal previsto graduale rafforzamento dell’attività economica. Il miglioramento del saldo tra il 2010 e il 2013 non ha risentito solo della flessione delle importazioni indotta dalla recessione, ma anche dell’incremento delle esportazioni.